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La cosa migliore, secondo il sindaco di Bruxelles Freddy
Thielemans (ribattezzato "il gran Muftì del Belgio" da quelli di Stop
islamisation now), sarebbe quella di non fare la manifestazione che l'11
settembre vedrà in piazza migliaia di europei contrari alla strisciante
islamizzazione del Vecchio Continente. Troppe grane con maggioranza e
opposizione e troppi rischi con la comunità musulmana locale, aggressiva
almeno come quella dei Paesi Bassi, paese dove il regista Theo van Gogh
trovò il suo non cercato martirio. Però se proprio quei rompi scatole dei
manifestanti non ne potranno fare a meno di manifestare liberamente il
proprio pensiero, dovranno accettare e osservare alla lettera le regole
di una sorta di decalogo islamically correct emanato dalla polizia locale
giusto l'altro ieri. Regole che scambiano le eventuali vittime di
possibili aggressioni con i carnefici e che legano mani, piedi e voci di
protesta ai pacifici manifestanti di "Stop islamisation now". Le ultime
notizie riportano che la presenza della polizia belga sarà massiccia e
che anche ad Anversa verranno dislocati un centinaio di agenti in
occasione della manifestazione di Bruxelles.
Le informazioni che vengono date è che gli agenti hanno l’ordine di
intervenire in caso di disordine e di violenza, con cannoni e idranti ad
acqua, oltre che con i gas lacrimogeni. Gli agenti saranno anche dotati
di cani poliziotto. Ipocritamente viene anche detto che non ci si deve
preoccupare poiché per Bruxelles tale assetto di polizia è normale. Poi
però viene precisato, scrivono gli organizzatori, che "se subiremo
disturbi o attacchi da gruppi musulmani o filomusulmani non dovremo
rispondere alle provocazioni, perché in questo caso impediremo alla
polizia di svolgere il proprio lavoro e non potrà indirizzare la sua
attenzione contro chi eventualmente ci attacca". Non basta, nella
circolare mandata a tutti i referenti delle nazioni che parteciperanno
alla manifestazione (Inghilterra, Italia, Austria, Svizzera, Olanda,
Danimarca, Spagna, Germania) si legge anche che " é comunque probabile
che accadano disordini, ma la polizia non sarà contro di noi (bontà sua,
ndr), sempre che ci manteniamo in formazione pacifica, così abbiamo
pensato di organizzarci con 60 dei nostri che forniranno il servizio
d’ordine, per cercare di mantenere i dimostranti entro le file."
Totale? "Nella peggiore delle ipotesi, ci sarà proibito di continuare la
manifestazione e verremo bloccati e arrestati tutti, trattenuti insieme
in una vasta prigione per 12 ore e rilasciati senza conseguenze, purché
non si faccia resistenza all’arresto". Nota ironica degli organizzatori:
"A noi sembra che questa eventualità possa avere dei risvolti originali,
voi non trovate? E’ questo un uso che in Belgio è abbastanza abituale
viene chiamato "administratieve aanhouding" corrispondente al periodo
della manifestazione; ci viene riferito che questa è una possibilità
molto improbabile, ma é giusto che vi informiamo e dato che crediamo che
la dimostrazione non sarà proibita dalla Corte alla quale abbiamo fatto
appello, potremo avere una manifestazione pacifica in uno splendido
giorno di sole". In pratica però chi contravverrà a queste regole
politically correct rischierà di essere lui arrestato o sommerso dal
flusso idrico degli idranti anti sommossa, con il rischio che i
manifestanti vadano a cacciarsi per giunta nella tana del lupo e a
prendere le botte tanto dagli estremisti islamici quanto dalla polizia
che sembra più preoccupata a evitare le polemiche politiche del giorno
dopo che gli scontri di quello prima.
Considerate queste penose circostanze sono già iniziate le prime
defezioni. A cominciare da quella della delegazione degli italiani: i
manifestanti che dovevano partire da Milano hanno deciso che
probabilmente l'11 settembre sarà molto più prudente e igienico inscenare
la protesta nel capoluogo lombardo sotto il consolato belga che a
Bruxelles. La rappresentante italiana Adriana Bolchini scuote la testa e
dice: "non garantiscono la nostra sicurezza, qui ci sono anche persone di
una certa età mica siamo no global o terroristi islamici noi". Il sindaco
Muftì di Bruxelles a quanto pare ha ottenuto il duplice scopo di evitare
grane nella propria maggioranza e reazioni degli islamici contro la
propria città. Questa è l'Europa oggi.
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La cosa migliore, secondo il sindaco di Bruxelles Freddy
Thielemans (ribattezzato "il gran Muftì del Belgio" da quelli di “Stop
Islamisation Now”), sarebbe quella di non fare la manifestazione che l'11
settembre vedrà in piazza migliaia di europei contrari alla strisciante
islamizzazione del Vecchio Continente.
Troppe grane con
maggioranza e opposizione e troppi rischi con la comunità musulmana
locale, aggressiva almeno come quella dei Paesi Bassi, paese dove il
regista Theo van Gogh trovò il suo non cercato martirio. Però se proprio
quei rompi scatole dei manifestanti non ne potranno fare a meno di
esprimere liberamente il proprio pensiero, dovranno accettare e osservare
alla lettera le regole di una sorta di decalogo
islamically correct
emanato dalla polizia locale giusto l'altro ieri. Regole che scambiano le
eventuali vittime di possibili aggressioni con i carnefici e che legano
mani, piedi e voci di protesta ai pacifici manifestanti di "Stop
Islamisation Now".
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