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Sono venuti da tutta
Italia, sono arrivati da soli, piano, alla spicciolata, ma erano lì,
presenti e con il cuore colmo di speranza e di desiderio di pace.
La pace di cui
si sono fatti portatori i manifestanti di Piazza Ss. Apostoli, non è la
pace finta dei pacifisti nostrani che urlano contro le guerre, ma
odiano ferocemente il proprio popolo e difendono i principi delle
teocrazie stragiste, la pace di piazza Ss. Apostoli è quella che nasce
solo dalla capacità di capire che le differenze sono la meraviglia
della natura, sono la ricchezza degli uomini e che nessuno ha il
diritto di porsi al di sopra dei diritti altrui, siano queste persone
di diversa religione, altra nazionalità, razza o anche di sesso diverso
dal proprio. |
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In piazza Ss.
Apostoli, si è affermato a gran voce il principio assoluto che ciascuno
è e deve essere padrone di se stesso, avere il diritto
all’autodeterminazione e persino il diritto di sbagliare, rispondendo
di persona dei propri errori e chiedendo che anche i suoi diritti siano
rispettati, come lui deve rispettare quelli degli altri,
indipendentemente dal fatto che siano di suo gradimento o meno.
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L’avv. Antonia
Parisotto, responsabile dell’ufficio legale dell’ O.D.D.I.I. era
lì, con la sua famiglia ieri sera, vicino a Magdi Allam, a Souad
Sbai e a Silvio Berlusconi, a Daniela Santanché, Pasini Battaglia,
Roberto Formigoni, Renzo Gattegna, Riccardo Di Segni, Riccardo
Pacifici, Roberto Pazzeschi Savino Pezzotta, Valentina Aprea, Luigi
Amicone, Gianfranco Fini, Rocco Bottiglione, Roberto Castelli,
Marcello Pera, Ignazio La Russa, Fabrizio Cicchitto, Marco Taradash
Andrea Ronchi, Pierluigi Castagnetti, Renzo Lusetti, Antonio
Polito, padre Cervellera, Luigi Bobba…….. e vicino a tante persone
comuni, mosse da un solo desiderio: la libertà di padre Bossi,
diventato oggi simbolo delle persecuzioni che i cristiani subiscono
nel mondo ad opera dell’integralismo islamico.
(nella fotografia
l'avv.
Antonia Parisotto ala manifestazione di gennaio 2007 per non
dimenticare la shoà ) |
Dal palco gli
organizzatori e gli ospiti hanno parlato di molte tematiche, ma
tutte riguardavano il diritto della persona, della sua libertà
individuale e collettiva, della libertà di espressione e di
autodeterminazione, della capacità di accettare che nel mondo ci si
possa esprimere in modi e con fedi diverse, senza per questo
doversi sovrapporre gli uni agli altri, ma nel rispetto delle
diversità possono nascere nuove ricchezze dovute alla conoscenza e
all’interazione a cui le diverse culture possono attingere,
arricchendo se stesse, se sapranno farne tesoro e non schiacciare
tutto ciò che rappresenta il diverso.
Abbiamo voluto chiedere
ad Antonia Parisotto di descriverci lo stato d’animo che sentiva
aleggiare dentro quella folla di persone e ci racconta
dell’interessante intevento che Souad Sbai ha tenuto dal palco, che si
è articolato partendo dalla reciprocità, per sviscerare appieno il
nocciolo del problema che si rifà al rispetto che si deve alla dignità
di ogni persona e al suo diritto di vivere la libertà, senza la
strumentalizzazione voluta da pseudo credo religiosi, poiché siamo
tutti figli di un unico padre creatore e come tali nessuno ha il
diritto di imporsi sugli altri.
Opinione questa che
condivide appieno e ci ha riferito che l’emozione era palpabile, al
limite della commozione, e che ha avuto la netta percezione di una
accresciuta sensibilità da parte della gente verso queste tematiche.
Sono state le persone le vere protagoniste della manifestazione, mentre
i politici si sono dovuti limitare alla pura presenza, per dimostrare
da che parte stanno e che condividono l’opinione di chi ha voluto
questa manifestazione, che ci ha creduto e ha dato il giusto risalto
alla stessa e a tutti coloro che vi hanno aderito.
Antonia Parisotto ci
descrive anche presenze molto importanti, quali gruppi di pachistani e
libanesi, ovviamente molti sacerdoti e molti cristiani venuti anche da
altre parti del mondo, ebrei e islamici che condividevano lo spirito
che ha animato la manifestazione fin dall’inizio e si è ripromessa, in
futuro, di aderire a quante più manifestazioni sarà possibile, perché
anche lei sente il peso minaccioso di un islam integralista che avanza,
passando sopra tutti i diritti degli uomini e soprattutto su quelli
delle donne, che nell’islam occupano l’ultimo gradino della scala
sociale, come se non fossero esse stesse uomini, di sesso femminile ma
appartenessero a una razza animale inferiore.
Il
resto segue
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