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OSSERVATORIO DEL DIRITTO ITALIANO E INTERNAZIONALE

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LE PROPOSTE DELL'O.D.D.I.I. AL P.D.L.

9 Aprile 2008

 

 

 

Più diritti più Bossi
di Dimitri Buffa - Edizione n. 70 del 10 aprile 2008

Si chiama Oddii, Osservatorio del diritto interno e internazionale. Chiamatelo come vi pare, ong, gruppo lobbysta di pressione, associazione no profit. Fatto sta che venerdì scorso è stato ricevuto a Roma a via dell’Umiltà dall’onorevole Francesco Giro, delegato all’uopo da Silvio Berlusconi per ascoltarne i "suggerimenti" a un futuro governo. Si spera proprio presieduto dal Silvio nazionale.

L’Oddi, presieduto da Adriana Bolchini, è stato in passato quell’organismo che ha denunciato per primo lo sfruttamento delle donne islamiche da parte dei mariti e i maltrattamenti in nome della shar’ia.

E’ stato prezioso per aiutare l’opera in merito tanto di Souad Sbai, presidentessa uscente della comunità delle donne marocchine in Italia, quanto della bella Daniela Santanché, oggi candidata premier per la Destra di Storace.

Oddii è stato il primo a mettere on line "Submission" di Theo Van Gogh e adesso ha fatto la stessa cosa con "Fitna" di Geert Wilders. Per non parlare delle battaglie di tolleranza a favore delle famose vignette danesi su Maometto. Insomma un osservatorio sui diritti degli italiani e degli immigrati in Italia.

E che chiede ora l’Oddii a un futuro esecutivo moderato?

Fondamentalmente che si esca dall’equivoco islamically correct e che la politica dell’immigrazione sia applicata in maniera seria favorendo l’inserimento e non il ghetto multiculturale del modello inglese, danese e olandese.

 

E anche tedesco se è vero come è vero che sull’ultimo numero di "Der spiegel" troneggiava l’aquila imperiale germanica con il capo costretto dal velo islamico.

Tra gli interventi richiesti dall’Oddii ce ne è uno che fa riferimento a una recente denuncia del Coisp, sindacato di polizia.

Si ritiene infatti fondamentale un "cambiamento della legge sulle pensioni che fanno riferimento ai parenti degli extracomunitari con 65 anni d’età e che hanno redditi inferiori ai limiti previsti dalla legge". Attualmente costoro "ricevono un assegno sociale di 395,59 euro mensili che al compimento di 70 anni diventano 580 euro mensili". A tutt’oggi – secondo l’Oddii - si calcola siano stati erogati già più di 50 milioni di euro. E gli automatismi non permettono di verificare se i percettori di queste pensioni siano ancora sul territorio italiano.

 

Altra richiesta a Berlusconi? La prelazione come diritto dell’assegnazione delle case popolari agli italiani o con un sistema proporzionale di un rapporto di 75% agli italiani e 25% agli extracomunitari. "Il principio è già più che equo – sostiene il presidente dell’Oddii - perché la popolazione immigrata non supera il 10%. I parametri usati finora sono discriminatori nei confronti degli italiani che non riescono più ad avere l’assegnazione di una casa popolare per cui subiscono una forma di razzismo socio-economico".

Caso simbolo Genova: signora anziana, vedova sfrattata, con pensione al minimo, trova davanti a lei 938 assegnazioni delle quali 930 ad extracomunitari ed 8 a italiani.

 

Altro capitolo importante la sicurezza: si chiede un’applicazione intelligente della Bossi Fini. Non un’inutile durezza burocratica. Però ci devono essere dei principi da tenere saldi: ad esempio "l’espulsione immediata degli immigrati che commettono reati e coloro che vengono in Italia senza documenti che ne certifichino la provenienza".

 

Poi si potrebbe studiare un "rinvio al paese degli extracomunitari irregolari in carcere in Italia". Lo slogan è "piuttosto paghiamo noi la loro carcerazione nei paesi d’origine".

 

Infine "espulsione immediata di quegli immigrati che vengono in Italia attraverso organizzazioni mafiose e malavitose, alimentano il malaffare". L’ultimo riferimento, che farà storcere il naso ai professionisti della solidarietà sulla pelle degli altri, è di nuovo all’assegnazione delle case e alle graduatorie tra poveri. Ma questa è una battaglia che chiunque voglia vincere le elezioni non potrà accantonare in nome del politically correct.