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ISLAM FONDAMENTALISTA - LA SVOLTA DI SANTORO |
3 Aprile 2007 |
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In tv le denuncie drammatiche delle donne picchiate dai mariti incitati dagli imam dell’odio La svolta di Santoro Per la prima volta in Italia un programma televisivo caro alla sinistra politically correct si è posto rispetto all’integralismo islamico quasi con un'ottica alla Oriana Fallaci di Dimitri Buffa del 31/3/2007 L'Opinione
Tre
milioni e duecentosettantaquattromila spettatori pari ad uno share del 12 e
65 per cento possono essere solo uno dei motivi della svolta anti
fondamentalismo islamico della trasmissione televisiva “AnnoZero” e del suo
conduttore Michele Santoro. Il giornalista della sinistra militante e
girotondina, bellaciaoista, ex eurodeputato dell’Ulivo, nella puntata di
giovedì 29 marzo ha marcato una vera e propria svolta culturale. Infatti per
la prima volta in Italia un programma caro alla sinistra politically correct
si è posto rispetto all’integralismo islamico quasi con la stessa ottica con
cui si sarebbe posta Oriana Fallaci. Una requisitoria senza sé e senza ma
contro gli imam dell’odio che predicano nelle moschee fai da te e dicono che
le mogli vanno picchiate e trattate come armenti. Con uno scoop dentro una di
queste sedicenti stanze di preghiera dove un imam parlava della jihad,
incitava gli extra comunitari alla non integrazione con gli italiani
infedeli, e incitava gli uomini a pestare le consorti. Particolarmente
toccante la testimonianza di Adriana Bolchini, dirigente di un istituto che
si occupa di recuperare le donne islamiche che si trovano in questi terribili
frangenti (e a sua volta testimone di violenze sessuali nella propria
famiglia d’origine) tra cui le due sorelle Hamal e Halima el Bourfai. La
giornalista Maria Grazia Mazzola si è trovata a “combattere” con italiani
islamici convertiti che non hanno voluto darle la mano per evitare di dare
“segnali inappropriati”. La Bolchini alla fine del servizio e dell’intervista
che la riguardava si è chiesta retoricamente: “ma che fine hanno fatto le
femministe?” Certo a Torino nella moschea di Porta Palazzo non ci devono
essere mai andate. E anche quelle del partito di Diliberto, come la
combattiva Katia Belillo, hanno dovuto sgranare tanto di occhi di fronte alle
testimonianze raccolte dalla giornalista di Santoro.
A tal
proposito proprio la testimonianza della Bolchini è stata molto importante,
così come quella della presidentessa dell’associazione delle donne marocchine
Souad Sbai, anche lei in trasmissione per una volta con la possibilità di
urlare chiare e forti queste scomode verità. Insomma giovedì sera con
“AnnoZero” la sinistra etnologica ha scoperto che la legge in Italia può e
deve essere rispettata e che non si possono considerare costumi esotici la
bigamia o le percosse alla moglie. Così come nessuno considererebbe un
curioso costume etnico il cannibalismo. L’unica nota stonata nella
trasmissione è stata la divagazione di Marco Travaglio su Abu Omar e Mastella
che non ne chiede l’estradizione.
n.d.r. questo articolo è stato pubblicato anche sul sito Amislam e su Fai Notizia - giornalismo partecipativo
Islam choc: «Donne schiave, morte agli atei» Da L’unità del 30/03/2007, pag. 9 Viaggio tra le moschee italiane di «Annozero»: imam jihadisti e giornali che inneggiano ad Al Qaeda E poi Najat e le altre: stupri, torture, segregazione. Ma per lo Stato italiano non esistono di Anna Tarquini / Roma PER GLI ASSISTENTI sociali sono «i soliti casi islamici». Adriana Bolchini ne ha un archivio pieno con foto: c’è la donna alla quale tagliano un dito ogni volta che disobbedisce al marito, quella a cui volevano strappare il seno e mostra due lunghe cicatrici per- pendicolari. E poi la storia di Samira, una ragazza marocchina di 28 anni stuprata e incaprettata dal coniuge perché voleva truccarsi. Uno Stato nello Stato, un mondo a parte con proprie regole che continuamente vìola il nostro codice penale. È l’altra faccia dell’immigrazione, una faccia scomoda fatta di violenze sulle donne e soprusi e che ha una sola parola d’ordine: non integrarsi, non mescolarsi, non vestire all’occidentale e stare lontani da loro, cioè da noi. Annozero, la trasmissione di Michele Santoro, è riuscita a filmare questo mondo parallelo e a far parlare le donne. Racconta un Islam choc.
L’inchiesta è di Maria Grazia Mazzola e parte da Torino, dalle moschee di via Saluzzo e via Cottolengo e dalla storia di Samira (il nome è di fantasia) che adesso vive nascosta. Suo marito è diventato violento dopo aver seguito le prediche dell’imam che diceva: «La donna deve essere sottomessa». È stata picchiata con un bastone elettrico, è stata rinchiusa in casa per giorni senza cibo, non poteva affacciarsi in balcone se non coperta dal burqa. Non fosse stato per la sua vicina di casa che ha chiamato i carabinieri probabilmente sarebbe ancora lì. Telecamere nascoste e microfoni aperti. Per la prima volta parlano le donne e raccontano le violenze. Le statistiche parlano chiaro: in Italia ogni giorno 7 donne subiscono violenza, il 90% non denuncia. E parte del fenomeno è il loro, quello delle immigrate clandestine. Vengono picchiate, segregate, e nessuna legge può tutelarle perché per lo Stato italiano spesso sono fantasmi. Najat Haddi ha sposato un egiziano, ha avuto tre figli. Un bel giorno ha trovato la porta di casa sbarrata. La seconda moglie di suo marito non voleva farla entrare. Lo ha denunciato, per una doppia violazione. Non solo per la legge italiana non avrebbe potuto sposare una seconda donna, ma nemmeno per quella egiziana senza il consenso della moglie. Così - dice Najat alle telecamere - lo hanno fatto falsificando i documenti. «Poi lui si è preso i miei figli più piccoli e li ha portati in Egitto. Ora chi mi aiuta a riavere i miei figli? Io per la legge non sono italiana, non sono marocchina, non sono egiziana». Senza leggi e senza patria.
Anche perché c’è chi aiuta e fomenta questo mondo parallelo al di fuori delle regole. Moschea della Mecca a Torino, l’imam Khounati - laureato in fisica - celebra matrimoni clandestini. Lo dice lui stesso ai microfoni di Annozero: sposa le coppie che non hanno documenti, fa come da testimone, così che le mogli si moltiplicano ed è possibile che qualcuno, come appunto Najat, si trovi fuori di casa senza neppure capire perché. Accanto a lui c’è l’imam Bahreddine (moschea di Corso Giulio Cesare) che storce la bocca e dice che no, questi matrimoni non sono legali. Ma nessuno controlla, nessuno li va a cercare. Nessuno entra in questi luoghi di culto.
Adriana Bolchini dirige l’osservatorio dei diritti e nasconde le donne che devono fuggire dai mariti violenti, come Samira. «Il marito di Samira? Lo hanno preso e liberato due volte. La verità è che possono picchiare le mogli quando vogliono, le forze di polizia e gli assistenti sociali non intervengono, lo Stato non se ne occupa». Dove sono le femministe? La denuncia della Bolchini fa in qualche modo rabbrividire, la situazione nella quale siamo entrati è più o meno così, simile a quella di cento anni fa: «La violenza si consuma tra le mura domestiche e poi se interviene la polizia...». «Io lo so bene - spiega - . Quando ero piccola mia sorella veniva violentata da mio padre, una volta si ribellò e lo ferì. Arrivarono i carabinieri e se la presero con lei. Ecco, accade la stessa cosa oggi se solo qualcuna riesce ad arrivare a chiedere aiuto. ».
Ancora telecamere nascoste, questa volta nelle moschee. È qui, in via Cottolengo sempre a Torino, che l’imam Kohaila ha sostituito Bouchir Bousta, espulso dall’Italia. L’obiettivo inquadra le pagine di un giornale appese su un muro: è Il pulpito della Jihad, vicino ad Al Qaeda. La voce fuori campo traduce le parole del religioso: «Non integratevi, state lontani da loro, le donne devono essere sottomesse è una scelta politica antagonista all’occidente, con gli atei nessun compromesso, si uccidono.
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