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L’Acmid, l’Associazione Comunità Marocchina delle
Donne in Italia, non può costituirsi parte civile al processo di
Brescia sull’omicidio Hiina.
La decisione del magistrato di Brescia viene
giustificata da motivi nazionali: Hiina era pakistana, è stata uccisa
da pakistani, dunque le donne marocchine non c’entrano. Ma Hiina era
musulmana ed è stata uccisa da musulmani, nel nome di
un’interpretazione radicale dell’Islam. E anche le donne di Acmid sono
musulmane e proprio perché lo sono, vogliono che giustizia sia fatta.
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Il delitto Hiina è
l’applicazione della sharia in Italia, un qualcosa che è stato reso
possibile solo da: “La falsa integrazione” - spiega Dounia - “il
chiudere gli occhi di fronte a una falsa rivendicazione della
tradizione. Il padre di Hiina è cittadino italiano, ma non ha mai
accettato le nostre regole, non ha mai accettato di vivere in uno Stato
di diritto. Ha voluto applicare la sua legge, inumana e irreligiosa. Io
mi rifiuto, da donna musulmana, che questo delitto sia commesso nel
nome dell’Islam. Chi toglie la vita a un essere umano, uccide tutta
l’umanità: così è scritto nel Corano”.
Insomma: l’Islam viene invocato come religione
universale solo quando fa comodo. E Dounia ci spiega che il caso di
Hiina non è affatto unico: “Dal 1997 al 2004 sono state uccise
cinque donne: una solo perché voleva lavorare, una perché non voleva
portare il velo, una perché voleva sposare un Italiano, una perché
voleva continuare gli studi, una perché non voleva sposare un uomo
scelto dal padre. Ci sentiamo sempre dire che sono ‘vittime del
maschilismo’ come ha affermato il ministro Pollastrini proprio per il
caso di Hiina. Ma non prendiamoci in giro: sono vittime del terrorismo,
di un’ideologia che predica un Islam sbagliato. Io posso essere vittima
del maschilismo se subisco una violenza sessuale, se vengo discriminata
sul lavoro, se mi viene negato il diritto di vivere come gli uomini, ma
quando una donna viene ammazzata perché si è rifiutata di obbedire alle
regole della legge islamica, allora è una vittima del terrorismo
islamico”.
A Brescia si è riunita una delle più grandi
manifestazioni di donne musulmane nella nostra storia recente. Venivano
da tutte le parti d’Italia, portavano una sciarpa color grigio con il
nome di Hiina, un manifesto con la scritta “Hiina sono io”. Non c’erano
solo le donne musulmane. C’era anche l’on. Santanché (Alleanza
Nazionale) che ha preso a cuore il caso Hiina sin da subito. E c’era
Anselma Dall’Olio. Che ci spiega: “Queste cose succedono regolarmente,
non solo in Italia, ma in tutta l’Europa. In Gran Bretagna si calcola
che vi siano 50 delitti d’onore (ma sarebbe meglio parlare di disonore)
all’anno. All’interno delle nostre città esistono dei veri e propri
califfati in cui si impone la sharia e in cui tutti i regolamenti di
conti all’interno delle famiglie sono coperti dall’omertà”. E’ per
questo che vogliamo che questi casi escano allo scoperto, per far sì
che non succedano più. Hiina purtroppo non è un caso raro. Casi come il
suo succedono regolarmente, così come le infibulazioni, i matrimoni
combinati, l’imposizione di molti precetti contro la volontà delle
donne. Noi dobbiamo rivendicare il diritto di essere libere e
incolumi”.
Adriana Bolchini, presidente dell’associazione ODDII
(Osservatorio del Diritto Italiano e Internazionale) sintetizza bene la
posta in gioco:
“Nel nostro Paese dobbiamo applicare le nostre leggi. Provate a pensare
se dovessimo applicare il diritto cinese per i cinesi, il diritto russo
per i russi... non ha senso. Perché dobbiamo fare un’eccezione solo per
i cittadini di fede islamica? Vogliamo solo che obbediscano alle nostre
stesse leggi. Non esiste nemmeno un diritto specifico delle donne. C’è
il diritto e basta: il diritto corrisponde alla libertà e crediamo che
la libertà sia veicolo di benessere. Perché nei Paesi in cui non c’è
libertà e non c’è rispetto dei diritti, c’è anche più miseria che in
Italia. Se una parte di umanità non può essere libera di lavorare e di
scegliere il proprio destino, la società è dimezzata”.
Eppure... la decisione della magistratura non è stata
un’assoluzione degli assassini di Hiina, ma un segnale molto negativo
in una società che corre i peggiori pericoli del multiculturalismo.
E la reazione alla notizia che la richiesta di Acmid era stata respinta
è stata molto forte. “La nostra richiesta è stata respinta. Hanno
detto che non è un problema sociale” - ci spiega Souad Sbai, presidente
dell’Acmid - “E’ stato riconosciuto il 40% di invalidità all’ex
fidanzato di Hiina, per il trauma che ha subito e i danni che ha
riportato da quell’esperienza. Noi potevamo essere quel 40% in più per
aiutarlo in questa causa difficile. Evidentemente anche qui ci
considerano delle minorenni a vita e non ci hanno dato questa
possibilità. Ricominciamo, però. Ogni giorno del processo, noi saremo
qui davanti. Ma la cosa che ci ha fatto più male, in quell’aula, è
vedere che gli assassini di Hiina non sono affatto pentiti. Io ero a un
metro da loro: sorridevano tranquilli”.
E a quanto ci racconta
l’on. Daniela Santanché, presente in aula:
“Dalla gabbia, il padre mi ha additato e faceva segno che dovevo
andarmene. Quando me ne sono andata pare che abbia fatto anche dei
commenti molto brutti. Quindi sa bene chi sono e che cosa rappresento”.
“L’hanno ammazzata una seconda volta. Sono senza parole”,
commenta sconsolata Dounia Ettaib. “Che mondo lasciamo ai
nostri figli? Che speranza diamo alle nostre donne?”
Stefano Magni
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Nella foto Stefano Magni mentre intervista Adriana
Bolchini di fronte al Tribunale di Brescia, durante l'attesa del
verdetto della Corte.
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