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Ormai
è noto che, sul progetto di donare all’Ucoii una enclave cittadina di
oltre 50.000 metri quadrati, il sindaco di Bologna Cofferati ha fatto una
vistosa e repentina marcia indietro. L’associazione integralista che
rappresenta l’interfaccia italiana della sètta dei “fratelli musulmani”,
ed i cui dirigenti sono inquisiti dalla procura di Roma per apologia di
terrorismo e istigazione all’odio etnico, non riceverà più della giunta
di sinistra bolognese un regalo tanto cospicuo, cioè un’area su cui
edificare, oltre ad una moschea, una biblioteca, una sala di preghiera,
un centro “culturale” e quant’altro, ma soltanto qualche centinaio di
metri quadrati di terreno, idonei alla edificazione di quello che si
continua a pretendere sia “soltanto di un luogo di culto”. Si tratta –
beninteso – di un cospicua vittoria dei cittadini bolognesi e di tutti
coloro che contro il progetto si sono mobilitati, ma soltanto di una
vittoria iniziale.
Ora si tratta di continuare la lotta affinché anche il progetto “in
versione ridotta” venga accantonato, evitando così che un’amministrazione
comunale affidi la gestione di luoghi con presenta funzione “di culto” ad
un’organizzazione nota per il suo estremismo integralista e per le sue
prese di posizioni apologetiche del terrorismo suicida. Se su questo
punto in seno al consiglio comunale bolognese l’opposizione appare ormai
compatta, giova segnalare che Cofferati uno sfaldamento della sua stessa
maggioranza, se è vero che il consigliere ex diessino Franco Grillini, ha
giustamente dichiarato che “essendoci di mezzo un’organizzazione
integralista come l’Ucoii, bisogna muoversi con i piedi di piombo”, e ha
suggerito di congelare il progetto per due anni, cioè fino alle nuove
elezioni amministrative.
Se la grande stampa ha subito dato notizia della subitanea marcia
indietro del “Cinese”, ben poco spazio è stato invece dato alle ragioni
di questo repentino mutamento. Possono certamente aver influito la
contrarietà al progetto della stragrande maggioranza dei bolognesi, la
necessità di evitare un referendum dall’esito scontato, nonché
l’identificazione – da parte dell’opposizione – di gravi irregolarità che
avrebbero comunque portato alla bocciatura del progetto da parte degli
organi di controllo competenti, Va però doverosamente fatta menzione del
ruolo aggregante di quelle associazioni di cittadini che da subito si
sono mobilitate contro il progetto, cioè l’Osservatorio del Diritto
Italiano e Internazionale (Oddii), presieduto da Adriana Bolchini Gaigher,
e la Lega Antidiffamazione Cristiana, guidata da Norma Tarozzi. Dopo aver
lanciato la raccolta di firme per un referendum cittadino sul progetto
“enclave Ucoii”, il 14 giugno scorso quelle associazioni hanno dato vita,
presso la Sala del Barracano, ad una manifestazione che ha avuto il
merito di far comprendere ai bolognesi come la giunta di sinistra si
apprestasse a concedere all’Ucoii non una semplice moschea, ma una vera e
propria enclave integralista, una zona franca per l’indottrinamento in
senso antioccidentale ed antidemocratico delle nuove generazioni di
musulmani, e come a perorare il progetto fosse proprio quel sindaco che
non perde occasione di riempirsi la bocca di dichiarazioni inneggianti
all’integrazione, alla legalità e alla sicurezza.
Consapevoli di essere in piena sintonia con l’opinione pubblica del
capoluogo emiliano, quelle stesse associazioni hanno recentemente
organizzato un nuovo convegno, invitando come relatore anche chi scrive
in rappresentanza dell’Assemblea musulmana d’Italia, assieme a don Davide
Righi, docente presso la Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna, al
deputato leghista on. Gianluca Pini, alla segretaria provinciale dell’Udc
Cristina Marri e alla responsabile dell’Ufficio legale dell’Oddii avv.
Antonia Parisotto. Il convegno si è svolto lo scorso 19 settembre presso
il Circolo Arci del quartiere San Donato al Pilastro, e l’interesse dei
Bolognesi era tale che molti dei presenti non hanno trovato posto in
sala. L’annuncio della marcia indietro di Cofferati risaliva proprio al
giorno prima, e i relatori sono stati concordi nel ribadire come il
successo della mobilitazione debba intendersi come rilevante, ma
parziale, in quanto si tratta non di ottenere non la riduzione della
dimensione del progetto iniziale, ma di scongiurare che una qualsivoglia
amministrazione comunale possa scegliere di concedere la gestione di
proprietà pubbliche ad un’organizzazione che – al pari dell’Ucoii –
esprime valori e principi del tutto incompatibili con quelli della
democrazia e della pacifica convivenza. In questo senso il capogruppo di
Forza Italia al Comune, Daniele Carella, ha preso la parola alla fine dei
lavori per ribadire come sia necessario che tutti i membri del Consiglio
Comunale “vengano portati a conoscenza della natura dell’Ucoii e dei
soggetti che l’Amministrazione comunale ha deciso di scegliere come
controparte”. La lotta contro l’Ucoii ormai passa anche per Bologna.
Segretario, Assemblea Musulmana d’Italia
Amislam -
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