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Ieri
sera, presso il circolo La Fattoria nel cuore del Quartiere San
Donato, zona Pilastro, si è svolta una nuova assemblea sul
progetto di costruzione una moschea, un circolo culturale, ricreativo
musulmano, insomma una “islamopoli”. E l’assemblea si è svolta
all’indomani dell’annuncio del sindaco forestiero di ritiro della
delibera che disponeva permuta e concessioni per tale struttura.
Tale retromarcia non deve indurre a eccessivo ottimismo,
perché se si è vinta la prima battaglia, il sindaco
forestiero ha confermato che la moschea sarà costruita e sarà costruita
nel Quartiere San Donato, in evidente
spregio
della volontà dei cittadini
(in assemblea è stato opportunamente precisato che i bolognesi non sono
per questo sindaco “la sua gente”).
Presenze di rilievo nella battaglia contro islamopoli, a cominciare dall’on.
Gianluca Pini, parlamentare della Lega Nord e Presidente
della Lega Anti Diffamazione Cristiana che ha organizzato la serata,
Adriana Bolchini Gaigher di
Lisistrata
e dell’
Osservatorio
del Diritto Italiano Internazionale come pure
l’Avv. Parisotto, Don Davide Righi e Cristina Marri consigliere
comunale dell’Udc e Massimo Palazzi, di una associazione
musulmana in causa con quei musulmani che Palazzi ha sostenuto essere
fiancheggiatori dei fondamentalisti islamici e che il comune di Bologna
avrebbe scelto come interlocutori per islamopoli.
Nel
corso del dibattito sono intervenuti anche Daniele Carella,
capo gruppo in consiglio comunale di Forza Italia e Silvia Noè
consigliere regionale dell’Udc. Il resoconto lo si troverà sicuramente
sulla stampa bolognese ampiamente rappresentata – giornali e televisioni
– a cominciare dal principale e storico quotidiano della città,
Il Resto del
Carlino .
Qui
interessa annotare la folta partecipazione per presenze
(foto) e per passione, al punto che gli unici due interventi che
esprimevano uno spiraglio di apertura, non alla moschea, ma al dialogo,
sono stati contestati – civilmente – dalla platea. In
particolare il consigliere regionale Silvia Noè, dopo un interessante
intervento in linea con le pulsioni assembleari, è “caduta” con
la critica alla Lega e – pur non nominato – a Calderoli, ignorando che la
provocazione del senatore leghista è servita a far assurgere a livello
nazionale la questione fino ad allora limitata ai confini bolognesi,
meritandosi la contestazione del pubblico e una secca replica dell’on.
Pini che le ha ricordato quanto tiepida, anzi possibilista, fosse stata
la sua posizione all’inizio della battaglia contro la moschea.
Ma il
significato, anche dell’assemblea di ieri, è data dalla
esasperazione dei cittadini, di cui la giunta di sinistra non
potrà non tener conto se non vorrà peggiorare la situazione, che mostra
come ormai, anche i richiami più moderati al dialogo siano intesi come un
cedimento ulteriore rispetto a quel tanto che già è stato ceduto. In
parole povere, l’eccesso di disponibilità, soprattutto istituzionale,
soprattutto a sinistra, ha provocato una crisi di rigetto e di
reazione che, anche alla luce del fatto che a Bologna ci sono
già 9 strutture che ospitano i riti musulmani (e giustamente Carella ha
sollevato il problema della loro gestione alla luce – in
particolare dei termini di concessione a Villa Pallavicini - dei fatti
riportati da Palazzi). Nove strutture ampiamente sufficienti
alle necessità degli islamici bolognesi e che fanno coralmente dire alle
assemblee dei cittadini:
no alla
moschea, né grande, né piccola, nè al San Donato, né altrove, né oggi, né
mai.
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