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OSSERVATORIO DEL DIRITTO ITALIANO E INTERNAZIONALE

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NO ALLA MOSCHEA DI BOLOGNA: CITTADINANZA COMPATTA

20 Settembre 2007

 

 

L'originale dell'articolo è pubblicato su Triares The Right Italian Nations

del 20.9.2007

Ieri sera, presso il circolo La Fattoria nel cuore del Quartiere San Donato, zona Pilastro, si è svolta una nuova assemblea sul progetto di costruzione una moschea, un circolo culturale, ricreativo musulmano, insomma una “islamopoli”. E l’assemblea si è svolta all’indomani dell’annuncio del sindaco forestiero di ritiro della delibera che disponeva permuta e concessioni per tale struttura. Tale retromarcia non deve indurre a eccessivo ottimismo, perché se si è vinta la prima battaglia, il sindaco forestiero ha confermato che la moschea sarà costruita e sarà costruita nel Quartiere San Donato, in evidente spregio della volontà dei cittadini (in assemblea è stato opportunamente precisato che i bolognesi non sono per questo sindaco “la sua gente”).

Presenze di rilievo nella battaglia contro islamopoli, a cominciare dall’on. Gianluca Pini, parlamentare della Lega Nord e Presidente della Lega Anti Diffamazione Cristiana che ha organizzato la serata, Adriana Bolchini Gaigher di Lisistrata e dell’ Osservatorio del Diritto Italiano Internazionale come pure l’Avv. Parisotto, Don Davide Righi e Cristina Marri consigliere comunale dell’Udc e Massimo Palazzi, di una associazione musulmana in causa con quei musulmani che Palazzi ha sostenuto essere fiancheggiatori dei fondamentalisti islamici e che il comune di Bologna avrebbe scelto come interlocutori per islamopoli.

Nel corso del dibattito sono intervenuti anche Daniele Carella, capo gruppo in consiglio comunale di Forza Italia e Silvia Noè consigliere regionale dell’Udc. Il resoconto lo si troverà sicuramente sulla stampa bolognese ampiamente rappresentata – giornali e televisioni – a cominciare dal principale e storico quotidiano della città, Il Resto del Carlino .

Qui interessa annotare la folta partecipazione per presenze (foto) e per passione, al punto che gli unici due interventi che esprimevano uno spiraglio di apertura, non alla moschea, ma al dialogo, sono stati contestati – civilmente – dalla platea. In particolare il consigliere regionale Silvia Noè, dopo un interessante intervento in linea con le pulsioni assembleari, è “caduta” con la critica alla Lega e – pur non nominato – a Calderoli, ignorando che la provocazione del senatore leghista è servita a far assurgere a livello nazionale la questione fino ad allora limitata ai confini bolognesi, meritandosi la contestazione del pubblico e una secca replica dell’on. Pini che le ha ricordato quanto tiepida, anzi possibilista, fosse stata la sua posizione all’inizio della battaglia contro la moschea.

Ma il significato, anche dell’assemblea di ieri, è data dalla esasperazione dei cittadini, di cui la giunta di sinistra non potrà non tener conto se non vorrà peggiorare la situazione, che mostra come ormai, anche i richiami più moderati al dialogo siano intesi come un cedimento ulteriore rispetto a quel tanto che già è stato ceduto. In parole povere, l’eccesso di disponibilità, soprattutto istituzionale, soprattutto a sinistra, ha provocato una crisi di rigetto e di reazione che, anche alla luce del fatto che a Bologna ci sono già 9 strutture che ospitano i riti musulmani (e giustamente Carella ha sollevato il problema della loro gestione alla luce – in particolare dei termini di concessione a Villa Pallavicini - dei fatti riportati da Palazzi). Nove strutture ampiamente sufficienti alle necessità degli islamici bolognesi e che fanno coralmente dire alle assemblee dei cittadini: no alla moschea, né grande, né piccola, nè al San Donato, né altrove, né oggi, né mai.