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OSSERVATORIO DEL DIRITTO ITALIANO E INTERNAZIONALE

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Manifesto presentato dall'O.D.D.I.I. sui DI.CO. al family day di MAGNA CARTA

9 Maggio  2007

 

L’osservatorio Del Diritto Italiano e Internazionale, partecipa attivamente al Family Day del 12 maggio 2007 e nella persona della sua pres. naz.le Adriana Bolchini Gaigher si fa portavoce di alcuni concetti che vuole esprimere per motivare la sua scelta di campo, che lo vede a fianco della Magna-Carta per una rivendicazione di diritto e di libertà durante la conferenza stampa che si terrà a Roma il 9 maggio.
Queste le posizioni dell’Osservatorio e del Consiglio Nazionale, nonché dello Studio Legale dell’avv. Antonia Parisotto – difensore e portavoce dell’Associazione


Prima di tutto è importante che appaia chiaro che i diritti individuali sul piano della sessualità e della convivenza, non sono messi in dubbio da nessun membro della dirigenza della nostra Associazione, poiché tutti siamo fermamente convinti che la libertà individuale è un bene primario ed inalienabile e forgia la libertà della società umana.

I di.co. al contrario avviano un processo pericolosissimo, che lede questo principio in quanto crea degli automatismi che impediscono appunto lo svolgimento della libertà. Oltre a questo si aprono zone “protette” nelle quali le persone non sono responsabili delle proprie scelte e tutto viene demandato allo Stato, che se ne fa carico in proprio, togliendo di conseguenza alle persone la responsabilità di sapere che quando si pretendono dei diritti, questo comporta dei doveri e che ciascuno ha in primis la necessità di conoscere quali azioni, nel momento in cui vengono attuate, producano delle conseguenze che debbono ricadere sempre e solo sulla responsabilità di chi le ha create.

La crescita di una società sana e priva di preconcetti passa attraverso l’insegnamento, ma soprattutto passa attraverso l’esperienza, che per essere tale deve anche prevedere la possibilità di sbagliare e di correggere lo sbaglio, in quanto l’errore è frutto di esperienza e togliere a un essere umano questo diritto (quello di sbagliare) significa togliergli capacità di discernimento e decisionale, nonché togliergli la responsabilità che non deve mai venire meno in una società che pretende di esprimere concetti di libertà.

Libertà non significa liberalismo selvaggio o questo finisce per produrre più danni di quelli che vuole risolvere, infatti i di.co. appaiono non tanto essere una svolta di libertà, ma assumono la forma del cavallo di Troia, in quanto innestano concetti che si intravedono già all’orizzonte, come questi:
- Nei di.co. viene messo in dubbio il valore della coppia, dalla quale e soltanto dalla quale la società umana può proseguire nella sua evoluzione, attraverso i figli e questo nel rispetto di un concetto secolare come la famiglia, che può per estensione (e il passo è breve) allargarsi fino a prevedere “nuove famiglie fittizie” fatte da più individui che si manifestano nella poligamia.
- L’articolo 6 configura appunto questa modalità, in quanto favorisce poligamie di fatto, assolvendo in partenza il cittadino extracomunitario che ha già contratto anche più di un matrimonio al proprio Paese.
- Gli articoli 4 e 5 sono “fumo negli occhi” in quanto esprimono diritti che erano già attuabili prima che questo “disegno di legge” fosse prodotto.
- Le sanzioni previste nell’art. 3 sono di una inconsistenza assoluta, in quanto può un immigrato con falsa dichiarazione servirsi di questo scellerato patto di convivenza, poiché il beneficio che ne deriva è decisamente superiore al danno che avrebbe nel caso in cui fosse scoperta la malafede.
- Inoltre, l’automatismo dei di.co. toglie a chi vuole vivere in libertà le proprie relazioni sociali il diritto di farlo, in quanto può trovarsi “coniugato de facto” per esempio: con un compagno o una compagna di studi con i quali condivide un appartamento per più di 3 anni e gli studi universitari spesso superano questo periodo, dopodiché al momento della divisione uno dei due dovrà riconoscere all’altro un “assegno di mantenimento”, fino a che “bontà sua” deciderà di sposarsi o di andare a convivere con qualcun altro. Su questo stesso concetto potrebbe verificarsi persino la non remota possibilità che badanti a persone anziane rivendichino alla morte dell'anziano, o già da quando lo stanno accudendo in vita, diritti a essere considerati conviventi e perciò con diritto alla riversibilità, alla casa, all'eredità, togliendo dei diritti ai legittimi eredi.
- L’allargamento dei diritti, in materia di successione (dal lavoro alla casa) senza l’allargamento dei doveri genera un danno alla società, poiché ricade sulla spesa sociale e questa è già talmente risicata che andrebbero danneggiati i diritti delle famiglie già in essere con figli, le scuole pubbliche, i servizi sociali in genere, l’assistenza agli ammalati, ai disabili, ai pensionati, e a tutti coloro che sono in attesa di un alloggio pubblico e che non possono averlo perché la spesa sociale così aumentata, non favorisce certo la possibilità di costruire nuove case popolari.

 

Adriana Bolchini Gaigher