MANIFESTO DELL’O.D.D.I.I. del 1 maggio 2012

riformapolitica, economia, tagli

     MANIFESTO DELL’O.D.D.I.I. del 1 maggio 2012 per risanare il bilancio italiano e salvare gli italiani dal fallimento economico, sociale e politico.

LA DEMOCRAZIA IN ITALIA
Cosa salvare e cosa gettare nella riforma della politica e nel risparmio dell’enorme costo che grava sull’economia italiana.

Già gli antichi romani avevano i senatori all’interno della polis, un gruppo di persone colte che potesse permettersi di discutere le decisioni dell’imperatore e suggerire alternative, sul piano delle forme migliori di amministrazione, ma con il procedere dei secoli e i cambiamenti avvenuti in seguito alle conquiste e all’avvicendarsi di nuove forme di governo che i vincitori mettevano in atto, si è arrivati ai tempi in cui chi governava, per giustificare le proprie volontà, ha avuto l’esigenza di ricorrere a una parvenza di democrazia, ideale per tenere sotto controllo il malcontento popolare, accogliendo a fianco della casta dominante alcuni rappresentanti del popolo, che non essendo titolati in quanto non di provenienza nobile, hanno ricevuto un titolo onorifico che va sotto l’appellativo di “onorevoli”.

Man mano il potere si è manifestato anche a livello locale dando l’avvio a governi regionali, provinciali e comunali in una forma sempre politica, ma ritenuta a torto amministrativa, per poterla giustificare e per farlo si sono create altre strutture gigantesche entro le quali hanno trovato collocazioni di potere e impieghi burocratici decine di migliaia di persone e il tutto a carico dei cittadini che sono obbligati a versare quasi tutto ciò che producono dentro la voragine affamata dello Stato Italiano.

Il debito pubblico, secondo quanto ci raccontano gli economisti ed i politici,-. sempre che sia vero e non frutto di una panzana per estorcerci altro denaro,- è ormai diventato una voragine nella quale ogni versamento economico scompare, ed anziché risanarlo questo debito, con ogni governo che è stato in questi anni a capo del Paese, compreso l’ultimo quello definito dei “professori” è aumentato senza mai diminuire.

Sopra agli stati nazionali in Europa si è installato un governo di eurocrati, nel quale banche e multinazionali la fanno da padroni e dettano le regole, così a governare la Ue non sono stati mandati i rappresentanti del popolo, ma sono stati incaricati i rappresentanti di questi potentati che hanno sottratto gran parte dell’autonomia ai Paesi membri e l’Italia ormai ha perso quasi del tutto la sovranità nazionale a partire da quella economica in quanto l’euro, moneta della UE non è corrispettiva all’emissione di una banca nazionale in relazione al cambio con oro, diamanti o altri valori, come è sempre stato, ma è frutto di un prestito continuo che è stato ideato per non permettere agli Stati membri della UE di recuperare la propria indipendenza.

A questo punto per evitare che la miseria diventi una patologia cronica e che ogni via d’uscita da questo sistema criminale di tangenti che tutti dobbiamo pagare non sia la regola, permettendo ai potenti di schiavizzarci è assolutamente necessario ricorrere a tagli che riducano lo spreco del denaro che potrebbe favorire le imprese che stanno fallendo per tenerle a galla o per aiutare chi vuole investire e dare lavoro a chi è oggi disoccupato a causa di questa politica criminale e dissennata e anche far rientrare in Italia le aziende che sono fuggite per andare a stabilirsi in luoghi ove la morsa economica è meno strozzante è necessario che gli italiani possano essere messi in grado di “respirare ecoomicamente”.

In qualità di presidente dell’O.D.D.I.I. (Osservatorio del Diritto Italiano e Internazionale) sostengo che Questi siano gli interventi che si devono prendere nei confronti della riduzione dei costi e del debito, che passa necessariamente da una prima grande riforma della politica nazionale e internazionale, poiché il debito è stato fatto ricadere sulla popolazione, poiché è frutto di malgoverno e ruberie di chi ci avrebbe dovuto rappresentare e difendere davanti alle speculazioni selvagge che hanno distrutto il nostro tessuto sociale, per evitare che si perda anche l’ultima possibilità di recupero.

TAGLI E RIFORME NECESSARI AL SALVATAGGIO DELL’ITALIA
Premessa indispensabile: Lo scollamento e la distanza prodotta fra popolo e politica è tale che sarà necessario e urgente cambiare la forma della politica attuale.

1. Bisogna eliminare completamente una delle due rappresentanze delle due “camere” e cioè quella meno operativa che è il Senato, mandando a casa i senatori, con la dismissione di tutti i palazzi che ne fanno parte, poiché le sue funzioni, quasi esclusivamente rappresentative, non giustificano il costo e i privilegi di tutti i membri che ne fanno parte, dai senatori agli usceri, dal presidente a tutto l’indotto che ne deriva che viene certamente a costare milioni di euro al giorno traducendosi in miliardi annui, dei quali non ci è dato di sapere l’effettivo costo in quanto gli atti non vengono resi pubblici in violazione dei diritti di tutti i cittadini.

2. Taglio del 50% di tutto quello che fa parte della Camera dei Deputati, dai deputati agli usceri e a tutti coloro che dentro svolgono un ruolo e per dimezzamento intendo anche quello dei corrispettivi economici che vengono pagati ai deputati, e a tutti coloro che hanno uno stipendio mensile superiore a 5.000 euro, per coloro che invece sono leggermente al di sotto, il taglio può essere fatto con calcolo proporzionale in percentuale al reddito, considerando che quasi tutti coloro che svolgono incarichi nel parlamento hanno altre forme di guadagno. Questo vale per i servizi forniti ai deputati che sono praticamente regalati, come le assicurazioni, i pranzi, i medici interni, i servizi di fitness, palestre e tutto ciò che non riguarda strettamente la salute, soprattutto per i famigliari. (Il costo del Parlamento Italiano è dato per 2 milioni di euro al giorno che devono diventare 1 milione)

3. Riduzione dei vitalizi e delle pensioni di tutti coloro che si sono impegnati in politica che non deve superare i 5000 euro mensili, con eliminazione del reddito vitalizio a chi non ha completato nemmeno un mandato politico.

4. Dimezzamento delle scorte impiegate nel Parlamento, nella Giustizia e nella burocrazia, facendo restare attive quelle assolutamente indispensabili, con alienazione del parco macchine in esubero, portando le auto cosiddette blu a un massimo di 20.000

5. Riduzione degli stipendi dei manager che lavorano per conto dello stato, in ogni settore, portandoli a un massimo di stipendio mensile non superiore agli 8mila euro e ad una pensione non superiore ai 5000 euro mensili,

6. Portare a compimento un progetto sempre propagandato e mai realizzato: la cancellazione delle Province che sono tutte da eliminare, nella forma già proposta per senato e senatori.

Pages: 1 2

Bookmark and Share

 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *