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AL CONSOLE DELLA REPUBBLICA TUNISINA
presso lo
Spettabile Consolato Generale
della
Repubblica Tunisina
Viale
Bianca Maria, 8 - 20129 Milano
Milano, 3 ottobre 2011
OGGETTO -
Martina
Abdeljelil, bambina italiana fatta espatriare
illegalmente dal padre e portata in Tunisia
Egregio Signor Console della
Repubblica Tunisina di Milano, in qualità prima di tutto di cittadina
italiana, mi rivolgo a Lei come uomo e come rappresentante ufficiale
della Repubblica Tunisina per sottoporle un caso che non soltanto
implica i rapporti umani, ma riveste anche carattere giurisprudenziale
in materia di diritto, e di affido dei figli ai genitori.
Mi sto riferendo al caso di Martina Abdeljeli, cittadina italiana di
2anni e mezzo, figlia di Marzia Tolomeo e di Hassen Abdeljeli,
tunisino, che è stata strappata alla madre in Italia, essendo stata
rapita dal padre sul suolo italiano, commettendo un reato gravissimo in
violazione dei diritti della minore e contravvenendo alle sentenze
provvisorie che il Giudice Ordinario del Tribunale dei Minori di
Milano, aveva disposto con l’affido provvisorio genitoriale alla madre
e il diritto di visita del padre.
Allego i due verbali di audizione del Tribunale dei Minori, il primo
datato 21 dicembre 2010 e il secondo 7 marzo 2011, assieme ad altra
documentazione utile a comprendere la situazione, oltre la sentenza che
il signor Hassen Abdeljeli ha violato, nonostante l'iter processuale
fosse stato corretto, nel rispetto di entrambi i protagonisti,
diventanti genitori in seguito a una relazione avuta sul suolo italiano
e condivisa esclusivamente sul suolo italiano, per cui approfittando
della fiducia concessagli dal giudice e dalla madre signora Marzia
Tolomeo, che non gli ha impedito di visitare e di restare solo con la
figlia, il padre signor Hassen Abdeljeli, ha violato la legge italiana
sequestrando di fatto la bimba, per farla espatriare con un espediente,
in quanto esisteva già una sentenza che glielo impediva.
Marzia Tolomeo, ha attivato tutti i canali che la giustizia italiana
mette a disposizione di ogni cittadino italiano e non italiano e senza
perdersi d'animo, come ogni madre che ha a cuore il destino dei propri
figli si è anche recata in Tunisia rivolgendosi al Tribunale tunisino,
che le ha concesso il diritto di visita, ma il padre glie lo ha negato,
violando anche questa sentenza.
Faccio notare che il signor Hassen Abdeljeli non si è limitato a questo
diniego, ma ha commesso anche in Tunisia un'altra serie di reati, che
non dubito siano considerati tali, infatti ha fatto ricorso a una
ventina di uomini che hanno fisicamente sequestrato la signora Marzia
Tolomeo e il di lei padre, chiudendoli in una macchina e minacciando di
tagliare loro la gola con un coltello, mentre aggredivano e picchiavano
selvaggiamente il traduttore tunisino, che li aveva accompagnati
all'incontro. Ovviamente la signora allertava la polizia, che lo
chiamava intimandogli di far vedere la bimba alla madre, ma l'
Abdeljeli chiamato più volte, rifiutava l'incontro e il contatto
telefonico. Per evitare altri contrasti la signora Marzia lo aveva
fatto chiamare dallo zio, ma purtroppo ormai si avvicinava il momento
del volo per l'Italia, e poco prima di partire, mentre era già in
aereoporto, la signora Marzia riusciva a contattare telefonicamente l'Abdeljeli,
a cui chiedeva di permetterle di salutare la bimba telefonicamente, ma
questi rifiutava e peggiova la situazione commettendo un ulteriore
grave reato: le chiedeva 7.000 euro in cambio di un semplice saluto :
richiesta che configura il reato di ricatto.
Fra Le motivazioni ignobili a cui il signor Abdeljeli è ricorso, vi era
l'accusa infamante che la madre di Martina fosse tossicodipendente, e
proprio per sfatare questa falsa accusa, la signora Marzia si era messa
a disposizione delle autorità, per sottoporsi a un test per dare prova
della non attendibilità delle dichiarazioni del signor Abdeljeli,
offerta rimasta inascoltata.
E' doveroso far notare che la signor Marzia Tolomeo vive in Italia, è
all'ultimo mese di una nuova gravidanza e non può continuare a
viaggiare fra l'Italia e la Tunisia, questo favorisce le menzogne
corroborate da compiacenti e false testimonianze che il signor
Abdeljeli produce senza che qualcuno possa contraddirlo ed è proprio su
questo preconcetto che si basa la strategia dell'Abdeljeli, che mi
auguro non trovi accoglienza in Patria, soprattutto in assenza della
possibilità della difesa della signora Marzia. Questo rappresenterebbe
un vulnus fra la magistratura tunisina e la magistratura italiana, che
aveva favorito le audizioni di entrambi i genitori e delle persone
realmente presenti alle vicende.
Come ben capisce signor Console, il comportamento del padre di Martina,
che si è dimostrato incapace di rispettare qualsiasi legge, sia essa
secolare che morale, ha anche mostrato un totale disprezzo per la
realtà affettiva che lega una madre ai propri figli, motivo per cui non
riusciamo a comprendere come possa essere degno di considerazione
paterna o di patria potestà, a meno che la patria potestà non venga
intesa come un mero possesso assegnato d'imperio al ruolo paterno,
escludendo la madre riducendola a ruolo di esclusiva fattrice.
Inoltre, per quanto fa riferimento alla bimba Martina, in assenza di
sua esplicita volontà di raggiungere il padre in Tunisia, è doveroso
rispettare il suo diritto di RIMANERE IN ITALIA presso la madre, anche
in considerazione del fatto che la bimba è cittadina italiana e data la
piccolissima età non ha commesso reati sul suolo tunisino, è sottoposta
alle leggi del suo Paese d'origine che è l'Italia e non merita
disprezzo per il suo diritto di vivere con la madre.
Di fronte a questa realtà dei fatti, che è assolutamente
incontestabile, Le chiedo signor Console, di porre la massima cura ed
urgenza presso l'Ambasciatore e il Governo Tunisino, permettendo alla
piccola Martina di rientrare in Italia e ricongiungersi con la sua
mamma e non soltanto per ristabilire un atto di giustizia, ma anche in
virtù del rapporto di amicizia e di simpatia che fino ad ora ha legato
i nostri due Paesi, anche in occasione della recente "rivoluzione dei
Gelsomini" alla quale gli italiani hanno dato il loro appoggio,
dimostrando non solo a parole, di essere un Popolo accogliente
ospitando decine di migliaia di migranti tunisini giunti sul nostro
territorio.
Noi e voi senza ombra di dubbio siamo a conoscenza dei trattati che
legano i nostri due Paesi e crediamo che questo caso possa rientrare
negli accordi bilaterali sottoscritti da entrambe le nostre due nazioni
a Roma nel 2003 che va sotto il titolo di "CONVENZIONE D'AMICIZIA, DI
BUON VICINATO E DI COOPERAZIONE" che ci aspettiamo Voi vogliate
onorare, così come noi lo stiamo onorando.
Sempre come cittadina italiana, ma anche come rappresentante di parte
della società civile, aggiungo, che i recenti episodi di violenza,
scoppiati in molti centri d'accoglienza, nei quali gli emigranti non
vogliono sostare, nel rispetto di quelle che sono le leggi che regolano
una convivenza civile, hanno prodotto una ferita nel cuore degli
italiani, ferita che ci auguriamo non debba ulteriormente aggravarsi a
causa di una mancata reciprocità, che pur non essendo sottoscritta da
trattati internazionali, è d'obbligo per poter mantenere rapporti
d'amicizia e chiedo, il rispetto di questa madre, proprio come se la
situazione riguardasse una madre tunisina, soprattutto perché il
principio del diritto riguarda la minore alla quale questo "rapimento"
determina un vulnus inaccettabile per chiunque.
A dimostrazione di quanto esplicitato sopra, Vi offro la partecipazione
di molti cittadini italiani, che hanno deciso di aderire a questa
richiesta di intervento.
In
calce è riportato un elenco di sottoscrittori che uniscono la loro voce
alla mia in qualità di presidente nazionale dell'ODDII e all'on. Souad
Sbai, deputato italo-marocchina del Parlamento Italiano e presidente
dell'ACMID, che rappresenta un'ulteriore dimostrazione che nel nostro
Paese non esiste un preconcetto verso gli stranieri che si integrano
nel sistema Italia, infatti molte firme sono di cittadini la cui
origine non è italiana, ma sono consapevoli che in Italia, a tutti i
cittadini, qualunque sia la loro origine è permesso salire anche fino
ai vertici del Governo Italiano, indipendentemente dal loro ceto
sociale e dalla loro religione, ma che sono altrettanto fermi nel
respingere ogni tipo di prevaricazione e prepotenza che non tenga conto
dei diritti umani di tutta la società, che gli italiani non considerano
in chiave nazionalista, ma di tutti gli uomini, le donne e i bambini
del mondo e episodi di questa natura, aggiunti a prepotenze e reati che
stiamo vedendo andare in scena sul nostro territorio quasi
quotidianamente, potrebbero far cambiare opinione, guastando
un'amicizia secolare, perchè alla fine sarà il popolo che deciderà da
chi vorrà essere rappresentato.
Grazie
per l'attenzione e per quanto potrà fare per risolvere questa
questione, perché eviterebbe il pericolo che un problema così sentito
dagli italiani, possa pregiudicare i buoni rapporti fra i nostri due
Paesi.
dr. Adriana Bolchini
pres.naz.le
O.D.D.I.I.
N.D.R. allegate alla lettera c'erano 1310 firme di navigatori e amici
che hanno dato il loro appoggio alla causa di Martina e della sua mamma
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