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Ci tengo a fare una
premessa, e cioè che pur essendo psicologa, non ho mai preso
l’abilitazione, né esercitato la professione in chiave
terapeutica, ma ho scelto di utilizzare la psicologia in un
terreno che va oltre il suo significato ristretto, entrando da
ricercatrice nel mondo ancora poco conosciuto della
parapsicologia, che mi ha permesso di comprendere meglio gli
impulsi e il pensiero umano, nonché la reale difficoltà che tutti
abbiamo nel mettere d’accordo la nostra parte inconscia con
quella conscia e che da questo conflitto originano molte delle
problematiche umane che confluiscono in situazioni che producono
sofferenze a se stessi e a coloro con cui ci relazioniamo. a.b.
IL
SIMBOLO E LE AFFINITA’
E’ giusto iniziare le spiegazioni analizzando l’etimologia del
termine, che indica da dove proviene, quindi la sua storia.
Il
termine "simbolo" deriva dal latino symbolum
che però a sua volta deriva dal greco antico ed è l’insieme di
due parole:
sym = radici
bolé = un lancio
L’unificazione in una sola parola indica il ruolo che assume, che
è quello di unificare le due parti dei due archetipi originari*
originali, che viene utilizzato dall’inconscio individuale e
collettivo per sintetizzare il significato che ha assunto.
Questo
vale in ogni latitudine terrestre, anche se le differenti società
hanno sviluppato alcuni simboli del tutto soggettivi, poiché
fanno riferimento alla evoluzione di quella società e non di
altre.
Possiamo dire che il simbolo
rappresenta un segno distintivo, indica un legame e soprattutto
l’appartenenza.
*(Archetipo: la parola deriva dal greco antico con il
significato di immagine e tipo ed indica un marchio, una
struttura originaria.
Il termine viene usato
in molti ambiti, io faccio però riferimento soprattutto a quello
filosofico in quanto sta ad indicare una forma preesistente e
primitiva del pensiero, e a quello psicologico in quanto indica
le idee innate e predeterminate dell'inconscio umano.)
I
simboli spesso vengono confusi con i segnali,
in quanto da entrambi si ricevono delle informazioni, ma questa
convinzione è erronea, infatti fra i due termini esiste una
differenza che si può chiarire bene nel fatto che:
-
il simbolo ha valore
evocativo e resta immutato nel tempo, come per esempio il
colore, anche se viene usato spesso senza rendersi conto della
forza che possiede.
-
il segnale ha valore
indicativo e può cambiare secondo le circostanze e le varianti
soggettive o collettive.
Inoltre, mentre i simboli si dividono in due tipi:
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il convenzionale, che
rappresenta una convenzione sociale,
-
analogico, ed è in grado di
evocare le relazioni esistenti fra immagini mentali e oggetti o
soggetti concreti.
I
segnali sono soltanto convenzionali, ma possono servirsi di
simboli per rafforzare ciò che vogliono indicare. Per esempio in
alcuni casi si servono del colore o di figure geometriche
spontanee.
Per distinguere i
simboli dai segnali, l’interdipendenza e la complessità del
tutto, possiamo spiegare la differenza che passa fra un’immagine
che abbiamo vista in sogno e la stessa immagine che analizziamo o
che descriviamo ad un interlocutore mediante linguaggio, nel
quale ricorriamo sia al convenzionale che all’analogico.
-
L’immagine sognata è puro
simbolo (o archetipo, cioè il principio dei significati)
-
La sua analisi e la sua
descrizione, si ottiene attraverso l’uso del linguaggio logico
e analogico che emette segnali. Infatti la parola articolata in
un discorso o descrizione è logica, mentre l’inconscio produce
gesti, suoni, rumori, posture, sguardi…. Che sono segnali.
Nella pratica quindi:
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Cosa ci dicono i simboli?
Semplicemente ci raccontano una storia, per quello che è e non
per quello che crediamo che sia o che vorremmo o non vorremmo
fosse, sia si manifestino come figure o come forme.
-
Cosa ci dicono i segnali
invece? Quelli rappresentati con immagini ci indicano la
condizione di qualcosa come obbligo o come pericolo, quelli
analogici cioè espressi da noi durante una comunicazione
esprimono gradimento, indifferenza, conflittualità e persino
rifiuto.
APPLICAZIONE DEL SIMBOLISMO NEL SOCIALE E NELLA POLITICA
Portiamo ora su un
piano pratico la simbologia che viene da sempre utilizzata nelle società
umane.
Quando
gli uomini vivevano ancora in piccoli gruppi, tribù e la loro
sopravvivenza era legata soprattutto alla territorialità e
all’ambiente, per distinguersi dagli estranei ricorrevano a
simboli. I primi erano certamente oggetti già esistenti in
natura a cui l’uomo dava un significato
e che
poteva indossare, metterseli sul corpo o portarli con se’, come
pitture, tatuaggi, cicatrici o pezzi animali e perfino resti
umani.
La
valenza di questi simboli era legata al fatto che servivano per
distinguersi all’interno della tribù, stabilendo una gerarchia,
(la pelle di leone non era certamente indossata da tutti gli
uomini della tribù, mentre i denti sì e anche il come venivano
indossati aggiungeva un segnale alla simbologia dell’oggetto) ma
soprattutto per scoprire chi non portando addosso quel simbolo
appariva come estraneo o nemico del gruppo, ma non dobbiamo
dimenticare che ai simboli era anche attribuito un potere
benevolo scaramantico, che oggi definiamo superstizione, ma che
senza nemmeno che ce ne accorgiamo continuiamo ad assegnarli.
L’archeologia ci ha fatto toccare con mano questa realtà
oggettiva dei nostri progenitori.
Nel tempo la
specializzazione umana ha portato a realizzare simboli diversi
utili sul piano della comunicazione, fra cui le rune, la
religione e il sociale, come totem o amuleti magici, bandiere o
stemmi. In particolare, le bandiere erano per lo più usate per
dichiarare l’appartenenza, potevano venire usate per emettere
segnali (vedi i torrioni ai confini dei vari territori, posti in
posizione elevata, ad una distanza visiva, per avvisare l’arrivo
di un potenziale o reale nemico, o anche le feste in cui lo
sbandieramento segnalava una condizione festosa o vincente)
Gli stemmi assolvevano al compito di far sapere il grado sociale
e il potere della famiglia o del clan di appartenenza.
Aggiungo un’informazione molto importante, sulle forme precise
con le quali tutti i simboli al mondo sono stati realizzati
dall’uomo, ricorrendo a figure geometriche, sia in forma piana
che tridimensionale, in modo che quando si osserva un simbolo si
può comprendere il messaggio che contiene senza subire
passivamente la suggestione sub-liminale che viene inviata dal
meccanismo inconscio insito nelle figure.
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Cerchio – sfera
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Quadrato – cubo
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Triangolo - piramide
Non è
importante che siano figure perfette, basta che vi assomiglino:
le sfere e i cerchi possono essere ovalizzati, il quadrato è
semplicemente un figura rettangolare o un prisma più o meno
lungo, mentre il triangolo può essere isoscele, equilatero, ecc.
o rappresentare una piramide a 3 o 4 lati, resta sempre un
triangolo.
I
significati che esprimono le figure geometriche usate nei
simboli.
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Il cerchio è l’estensione
del punto e riguarda l’io la coscienza e la conoscenza
dell’essere in se stesso, la sua completezza, la totalità e
rappresenta anche la conflittualità che si ha con se stessi.
Serve a racchiudere le forze al suo interno, con la
consapevolezza che il proprio microcosmo è un riflesso del
macrocosmo, facendo circolare in modo equilibrato al suo
interno, le energie che vi sono racchiuse permettendo loro di
scambiarsi vicendevolmente le proprie qualità per esprimersi al
meglio, inoltre rappresenta anche una protezione celeste dalle
influenze esterne (quest’ultima parte deriva dalla mitologia e
dall’immaginario collettivo)
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Il quadrato è il principio
maschile, terrestre e la materia, rappresenta la consapevolezza
delle proprie capacità, come la linearità, la forza,
l’aggressività, il possesso, la capacità di affrontare di petto
i problemi che si incontrano, il concetto di bastare a se
stessi, ma anche i limiti che si hanno e le asperità che si
vedono negli angoli, ed infine esprime prepotenza ed è anche la
conflittualità che si ha con il padre.
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Il triangolo (rovesciato) è
il principio femminile e rappresenta il concepimento di un’idea
e la sua realizzazione, i comportamenti femminili, come la
circolarità del pensiero, l’inconscio e la psiche, il desiderio
di generare, la conservazione e la protezione sostituendo le
proprie azioni a quelle altrui, ed infine esprime concetti che
possono essere soffocanti, e la conflittualità che si ha con la
madre.
Negli stemmi dei vari partiti, pensati e disegnati per dimostrare
qualcosa, queste tre figure vi sono rappresentate in abbondanza,
nessuno escluso, con l’aggiunta di segnali più o meno positivi e
negativi, minacciosi o gratificanti, ma c’è anche da osservare
che molte delle raffigurazioni scelte non sono motivate dal
significato reale che vorrebbero trasmettere, ma dall’ignoranza
del loro significato, per cui i simboli generano conflittualità
per chi li ha disegnati e da utili si trasformano in un danno,
ostacolando il successo.
Uno su tutti, vi
mostrerò e spiegherò l'interpretazione psicologica di quello del
PD, e in aggiunta spenderò qualche parola anche per spiegare il
significato delle figure geometriche contenute nel Sole delle
Alpi (chiamato in altre parti del mondo: fiore della vita).
Qui sotto trovate
altre immagini che dfmostrano la grande diffusione del simbolo e
il fatto che sia diventato nel tempo un simbolo identitario del
popolo che lo disegnava in forma ben augurale, in quanto
rappresentava la vita, sia come Sole, che come fiore.
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sopra
e simboli usati dal PD
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a dx.
il Sole adottato come principio identitario dalle Lega
Nord.
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a lato
a sin. intarsio in oggetto d'arredo valdostano
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a dx.
ritrovamento Valle Camuni Erbanno
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Reperto
greco, con raffigurato un soldato che sullo scudo ha il
fiore della vita (sole delle Alpi) in forma ben augurale |
Reperto
ritrovato negli scavi in Armenia su armi e su simboli
religiosi |
Tomba di
Publio Marcio, romano dell'epoca dell'impero Romano sepolto
nelle Alpi Orobiche, con disegnato il simbolo del Sole
delle Alpi |
Adriana
Bolchini
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