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OSSERVATORIO DEL DIRITTO ITALIANO E INTERNAZIONALE

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MILANO - SIMBOLISMO E POLITICA - Convegno al Centro Identitario Bassano di Milano

23 Ottobre 2010

 

 

IL SIMBOLISMO NELLA PSICOLOGIA DEI POPOLI

intervento di dr. Adriana Bolchini  - giornalista e parapsicologa

 

 

Ci tengo a fare una premessa, e cioè che pur essendo psicologa, non ho mai preso l’abilitazione, né esercitato la professione in chiave terapeutica, ma ho scelto di utilizzare la psicologia in un terreno che va oltre il suo significato ristretto, entrando da ricercatrice nel mondo ancora poco conosciuto della parapsicologia, che mi ha permesso di comprendere meglio gli impulsi e il pensiero umano, nonché la reale difficoltà che tutti abbiamo nel mettere d’accordo la nostra parte inconscia con quella conscia e che da questo conflitto originano molte delle problematiche umane che confluiscono in situazioni che producono sofferenze a se stessi e a coloro con cui ci relazioniamo. a.b.

 

 

IL SIMBOLO E LE AFFINITA’

E’ giusto iniziare le spiegazioni analizzando l’etimologia del termine, che indica da dove proviene, quindi  la sua storia.

Il   termine "simbolo" deriva dal latino symbolum che però a sua volta deriva dal greco antico ed è l’insieme di due parole:

sym  = radici

bolé  = un lancio

L’unificazione in una sola parola indica il ruolo che assume, che è quello di unificare le due parti dei due archetipi originari* originali, che viene utilizzato dall’inconscio individuale e collettivo per sintetizzare il significato che ha assunto.

Questo vale in ogni latitudine terrestre, anche se le differenti società hanno sviluppato alcuni simboli del tutto soggettivi, poiché fanno riferimento alla evoluzione di quella società e non di altre.

Possiamo dire che il simbolo rappresenta un segno distintivo, indica un legame e soprattutto l’appartenenza.

 

*(Archetipo: la parola deriva dal greco antico con il significato di immagine e tipo ed indica un marchio, una struttura originaria.

Il termine viene usato in molti ambiti, io faccio però riferimento soprattutto a quello filosofico in quanto sta ad indicare una forma preesistente e primitiva del pensiero, e a quello psicologico in quanto indica le idee innate e predeterminate dell'inconscio umano.)

 

I simboli spesso vengono confusi con i segnali, in quanto da entrambi si ricevono delle informazioni, ma questa convinzione è erronea, infatti fra i due termini esiste una differenza che si può chiarire bene nel fatto che:

  • il simbolo ha valore evocativo e resta immutato nel tempo, come per esempio il colore, anche se viene usato spesso senza rendersi conto della forza che possiede.

  • il segnale ha valore indicativo e può cambiare secondo le circostanze e le varianti soggettive o collettive.

 

Inoltre, mentre i simboli si dividono in due tipi:

  • il convenzionale, che rappresenta una convenzione sociale,

  • analogico, ed è in grado di evocare le relazioni esistenti fra immagini mentali e oggetti o soggetti concreti.

 

I segnali sono soltanto convenzionali, ma possono servirsi di simboli per rafforzare ciò che vogliono indicare. Per esempio in alcuni casi si servono del colore o di figure geometriche spontanee.

 

Per distinguere i simboli dai segnali, l’interdipendenza e la complessità del tutto, possiamo spiegare la differenza che passa fra un’immagine che abbiamo vista in sogno e la stessa immagine che analizziamo o che descriviamo ad un interlocutore mediante linguaggio, nel quale ricorriamo sia al convenzionale che all’analogico.

  • L’immagine sognata è puro simbolo (o archetipo, cioè il principio dei significati)

  • La sua analisi e la sua descrizione, si ottiene attraverso l’uso del linguaggio logico e analogico che emette segnali. Infatti la parola articolata in un discorso o descrizione è logica, mentre l’inconscio produce gesti, suoni, rumori, posture, sguardi…. Che sono segnali. 

 

Nella pratica quindi:

  • Cosa ci dicono i simboli? Semplicemente ci raccontano una storia, per quello che è e non per quello che crediamo che sia o che vorremmo o non vorremmo fosse, sia si manifestino come figure o come forme.

  • Cosa ci dicono i segnali invece? Quelli rappresentati con immagini ci indicano la condizione di qualcosa come obbligo o come pericolo, quelli analogici cioè espressi da noi durante una comunicazione esprimono gradimento, indifferenza, conflittualità e persino rifiuto.

 

APPLICAZIONE DEL SIMBOLISMO NEL SOCIALE E NELLA POLITICA

Portiamo ora su un piano pratico la simbologia che viene da sempre utilizzata nelle società umane.

 

Quando gli uomini vivevano ancora in piccoli gruppi, tribù e la loro sopravvivenza era legata soprattutto alla territorialità e all’ambiente, per distinguersi dagli estranei ricorrevano a simboli.  I primi erano certamente oggetti già esistenti in natura a cui l’uomo dava un significato e che poteva indossare, metterseli sul corpo o portarli con se’, come pitture, tatuaggi, cicatrici o pezzi animali e perfino resti umani.

La valenza di questi simboli era legata al fatto che servivano per distinguersi all’interno della tribù, stabilendo una gerarchia, (la pelle di leone non era certamente indossata da tutti gli uomini della tribù, mentre i denti sì e anche il come venivano indossati aggiungeva un segnale alla simbologia dell’oggetto) ma soprattutto per scoprire chi non portando addosso quel simbolo appariva come estraneo o nemico del gruppo, ma non dobbiamo dimenticare che ai simboli era anche attribuito un potere benevolo scaramantico, che oggi definiamo superstizione, ma che senza nemmeno che ce ne accorgiamo continuiamo ad assegnarli.

L’archeologia ci ha fatto toccare con mano questa realtà oggettiva dei nostri progenitori.

Nel tempo la specializzazione umana ha portato a realizzare simboli diversi utili sul piano della comunicazione, fra cui le rune, la religione e il sociale, come totem o amuleti magici, bandiere o stemmi. In particolare, le bandiere erano per lo più usate per dichiarare l’appartenenza, potevano venire usate per emettere segnali (vedi i torrioni ai confini dei vari territori, posti in posizione elevata, ad una distanza visiva, per avvisare l’arrivo di un potenziale o reale nemico, o anche le feste in cui lo sbandieramento segnalava una condizione festosa o vincente)

Gli stemmi assolvevano al compito di far sapere il grado sociale e il potere della famiglia o del clan di appartenenza.

 

Aggiungo un’informazione molto importante, sulle forme precise con le quali tutti i simboli al mondo sono stati realizzati dall’uomo, ricorrendo a figure geometriche, sia in forma piana che tridimensionale, in modo che quando si osserva un simbolo si può comprendere il messaggio che contiene senza subire passivamente la suggestione sub-liminale che viene inviata dal meccanismo inconscio insito nelle figure.

  • Cerchio – sfera 

  • Quadrato – cubo 

  • Triangolo - piramide

 

Non è importante che siano figure perfette, basta che vi assomiglino: le sfere e i cerchi possono essere ovalizzati, il quadrato è semplicemente un figura rettangolare o un prisma più o meno lungo, mentre il triangolo può essere isoscele, equilatero, ecc. o rappresentare una piramide a 3 o 4 lati, resta sempre un triangolo.

 

 

I significati che esprimono le figure geometriche usate nei simboli.

 

  • Il cerchio è l’estensione del punto e riguarda l’io la coscienza e la conoscenza dell’essere in se stesso, la sua completezza, la totalità e rappresenta anche la conflittualità che si ha con se stessi. Serve a racchiudere le forze al suo interno, con la consapevolezza che il proprio microcosmo è un riflesso del macrocosmo, facendo circolare in modo equilibrato al suo interno, le energie che vi sono racchiuse permettendo loro di scambiarsi vicendevolmente le proprie qualità per esprimersi al meglio, inoltre rappresenta anche una protezione celeste dalle influenze esterne (quest’ultima parte deriva dalla mitologia e dall’immaginario collettivo)

 

  • Il quadrato è il principio maschile, terrestre e la materia, rappresenta la consapevolezza delle proprie capacità, come la linearità, la forza, l’aggressività, il possesso, la capacità di affrontare di petto i problemi che si incontrano, il concetto di bastare a se stessi, ma anche i limiti che si hanno e le asperità che si vedono negli angoli, ed infine esprime prepotenza ed è anche la conflittualità che si ha con il padre.

 

  • Il triangolo (rovesciato) è il principio femminile e rappresenta il concepimento di un’idea e la sua realizzazione, i comportamenti femminili, come la circolarità del pensiero, l’inconscio e la psiche, il desiderio di generare, la conservazione e la protezione sostituendo le proprie azioni a quelle altrui, ed infine esprime concetti che possono essere soffocanti, e la conflittualità che si ha con la madre.

 

Negli stemmi dei vari partiti, pensati e disegnati per dimostrare qualcosa, queste tre figure vi sono rappresentate in abbondanza, nessuno escluso, con l’aggiunta di segnali più o meno positivi e negativi, minacciosi o gratificanti, ma c’è anche da osservare che molte delle  raffigurazioni scelte non sono motivate dal significato reale che vorrebbero trasmettere, ma dall’ignoranza del loro significato, per cui i simboli generano conflittualità per chi li ha disegnati e da utili si trasformano in un danno, ostacolando il successo.

 

Uno su tutti, vi mostrerò e spiegherò l'interpretazione psicologica di quello del PD, e in aggiunta spenderò qualche parola anche per spiegare il significato delle figure geometriche contenute nel Sole delle Alpi (chiamato in altre parti del mondo: fiore della vita).

 

Qui sotto trovate altre immagini che dfmostrano la grande diffusione del simbolo e il fatto che sia diventato nel tempo un simbolo identitario del popolo che lo disegnava in forma ben augurale, in quanto rappresentava la vita, sia come Sole, che come fiore.

 

  • sopra e simboli usati dal PD

  • a dx. il Sole adottato come principio identitario dalle Lega Nord.

  • a lato a sin. intarsio in oggetto d'arredo valdostano

  • a dx. ritrovamento Valle Camuni Erbanno

Reperto greco, con raffigurato un soldato che sullo scudo ha il fiore della vita (sole delle Alpi) in forma ben augurale

Reperto ritrovato negli scavi in Armenia su armi e su simboli religiosi

Tomba di Publio Marcio, romano dell'epoca dell'impero Romano sepolto nelle Alpi Orobiche, con disegnato il simbolo del Sole delle Alpi

 

Adriana Bolchini

 

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