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LA MAGISTRATURA INFIERISCE SU HINA |
29 giugno 2007 |
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LA MAGISTRATURA INFIERISCE SU HINA, NON LE RENDE GIUSTIZIA
Come tutti sapete ieri a Brescia si è celebrata la prima udienza per processare gli assassini di Hina Saleem e grazie all’infaticabile impegno di Souad Sbai e di Daniela Santanché si è potuto realizzare un miracolo.
Da Roma, da Loreto, da Milano e da Torino, sono partiti pullman che portavano donne, uomini e bambini e rappresentanti di tutte le comunità: islamiche, ebree, cristiane, laiche, associazioni di volontariato, e altri sono arrivati con i propri mezzi, cittadini comuni, politici, rappresentanze della città di Brescia e tutti volevano dimostrare il loro affetto per quella sfortunata ragazza che anziché raggiungere il proprio sogno, ha dovuto subire la più grande ingiustizia al mondo: è stata massacrata da chi le aveva dato la vita.
Ma il miracolo ha consistito nel fatto che per la prima volta nella storia italiana e forse europea, sono state le donne islamiche stesse ad essersi organizzate, indipendentemente dal parere degli uomini, per dimostrare che sono vive e vogliono essere arbitri del proprio destino e che non lasceranno che il “sacrificio barbarico” di Hina venga seppellito con ignominia, così come è stata massacrata e seppellita dalla sua famiglia.
La cronistoria della giornata, le interviste, gli interventi, l’udienza e il risultato lo potrete leggere descritto a fiumi sulle testate e già ne avete avuto l’eco dalle televisioni italiane ed europee la cui presenza è stata veramente massiccia e i giornalisti presenti, molto attenti nei loro interventi e nelle loro domande.
Quello che però non avete potuto vedere è stata la disperazione che si è disegnata sul volto e nel cuore di chi sperava veramente che la Giustizia Italiana non avesse perso la strada maestra, la stessa strada che a Brescia si è perduta, infatti l’istanza della costituzione come parte civile della rappresentanza delle donne islamiche presentata dall’ACMID, è stata respinta, in quanto, secondo il giudice, l’omicidio di Hina non riguarderebbe un fatto sociale.
E cosa c’è di più sociale che uccidere in nome di usanze tribali attraverso un rituale religioso?
Piangevano alcune donne musulmane ed io piangevo con loro, noi tutte piangevamo e urlavamo la nostra disperazione, che era nulla paragonata alla disperazione di chi fra loro sta ancora aspettando che la giustizia degli uomini le restituisca la dignità violata, la speranza di affrancarsi dalla schiavitù a cui è stata obbligata. Piangeva Najaf, e pensava ai suoi figli rapiti dal marito e portati in Egitto, dopo averla violentata nel corpo e nello spirito e obbligata a subire l’umiliazione di averle imposto un’altra moglie e a continue torture che le hanno lasciato segni indelebili sul corpo e nell’anima e domandava guardandomi negli occhi: Potrò ancora sperare di avere indietro i miei figli se questa è la giustizia dell’Italia? Ed io mi sono vergognata di essere italiana, di avere nel mio Paese una giustizia imbelle, asservita ai diritti degli assassini, che passa il suo tempo a tessere teoremi salvassassini, dimenticando e ignorando volutamente i diritti delle vittime.
Oggi Hina Saleem è stata assassinata barbaramente un’altra volta e temo che verrà assassinata ancora per molte volte ed ogni volta la giustizia italiana farà un balzo indietro nel tempo.
Adriana Bolchini Gaigher
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