-

OSSERVATORIO DEL DIRITTO ITALIANO E INTERNAZIONALE

-

 

-

 

 

 

 

 

 

-

PICCHIARE LA MOGLIE SI PUO' SI DEVE: LO DICE IL CORANO

8 Febbraio 2007

 

 

Picchiare la moglie non è fede, ma violenza e delinquenza, che genera tragedie senza soluzione e negli ultimi anni è diventata un’emergenza nazionale. E’ necessario che Governo e Autorità ne prendano atto ed intervengano perché essere extracomunitaria, islamica, sposata con un correligioso extracomunitario e vivere nel “Bel Paese” corrisponde all’inferno in Terra.

Oggi vi raccontiamo una breve storia, una sintesi di una delle tante, troppe, assurde e disumane vicende di donne musulmane che vivono il loro inferno quotidiano nel nostro paese, abbandonate a sé stesse, perché le autorità e le leggi non le proteggono e non hanno vicino a sé la famiglia nella quale sono nate, che può almeno riempire qualche vuoto.

Da Souad Sbai mi viene segnalato un caso tragico di una donna marocchina che vive da molti anni, in un paesino in provincia di Verona, e che ha subito una serie infinita di ingiustizie e di violenze da suo marito, ma che nonostante le molteplici denunce presentate alle autorità continua a subire sevizie inaudite e vive in continuo terrore e avendo avviato ormai da tempo l’Osservatorio del Diritto Italiano e Internazionale, creato apposta per portare alla luce e intervenire nei casi di ingiustizie e lesioni dei diritti, mi impegno assieme ai collaboratori per cercare una soluzione.

In considerazione dei tempi stretti nei quali si sta svolgendo questa tragedia familiare, chiamo immediatamente al telefono la sorella della vittima, per sapere cosa posso fare per aiutarle e lei mi riferisce che Amal (la sorella) è stata per l’ennesima volta massacrata di botte dal marito che le ha rotto persino dei denti e ha dovuto ricorrere alle cure ospedaliere.

E’ la quarta volta che succede in maniera così violenta e che Amal finisce in ospedale, anche se le botte in tutti gli anni del matrimonio non sono un evento sporadico, ma sono una quotidianità, purtroppo ogni tanto superano la soglia sconfinando in lesioni molto gravi, per cui è necessario ricorrere alle cure ospedaliere.

Le tre volte precedenti, con minacce, botte e ricatti sui figli, il marito Moustapha Ben Har era riuscito, a far ritirare le denunce presentate dalla donna.

 

La cosa mi lascia perplessa e mi domando come mai le autorità che hanno ricevuto le denunce non si sono prese la briga di indagare, perché esistono meccanismi insiti nelle legge, che in presenza di violenza familiare, possono e debbono essere attuati, ma nel caso di Amal, nessuno sembra si sia voluto assumere la responsabilità di intervenire.

 

Questa volta la sorella è veramente spaventata perché nonostante la gravità della situazione i carabinieri non hanno ritenuto necessario arrestarlo. Il Sindaco interpellato risponde di non avere fondi per offrirle ospitalità in case protette e che deve pagare lei di tasca sua l’ospitalità, per potersi proteggere assieme ai figli dalla furia violenta del marito.  Gli assistenti sociali fanno ancora di peggio, le lasciano intendere che se cercherà di andar via da casa, si vedranno costretti a strapparle i figli. Solo un’associazione di volontari la sta aiutando, ma con ciò che ha cioè una psicologa per il sostegno morale (immaginate lo stato di prostrazione in cui può vivere una persona in queste condizioni) e un avvocato che l’aiuterà a fare le pratiche per separarsi dal marito.

 

Nelle mie tante telefonate e consigli, nonché intervento di una persona per stimolare i carabinieri della zona ad arrestare il delinquente, finalmente si ottiene un fermo del marito, ma due ore dopo viene rilasciato con la motivazione che i carabinieri non possono farci niente.

Faccio nuovamente intervenire una persona per informarsi sull’accaduto, trovo assurdo e disumano ciò che i carabinieri hanno fatto, ma vengo a sapere che non dipende da loro la convalida dell’arresto, bensì dal giudice, il quale non ha ritenuto di sottoscriverla. Eppure esistono leggi che in caso di violenza familiare e di pericolo per l’incolumità della vittima, soprattutto in presenza di minori, con la possibilità del rapimento degli stessi per portarli all’estero la misura dell’arresto cautelare è possibile, anzi è necessaria oltre che obbligatoria.

 

Suggerisco di rivolgersi urgentemente all’avvocato per chiedere un immediato allontanamento del marito dalla casa della famiglia, ma l’avvocato stranamente risponde che è prematuro, meglio attendere un mese, poi si sarebbe visto il da farsi.

Le poverette si recano dai carabinieri per chiedere l’allontanamento cautelare del marito, ma loro rispondono che dipende dal tribunale ottenere questo intervento ed allora vanno in tribunale, ma si sentono dire che debbono rivolgersi all’avvocato.  Io suggerisco di tornare in Tribunale a chiedere se esiste la possibilità del patrocinio di stato, visto le condizioni economiche disagiate e l’indirizzo di un altro avvocato, perché quello che hanno non sembra avere capito la gravità della situazione o peggio la sta prendendo come una routine a cui rassegnarsi.

 

Alla sera disperate le donne tornano a casa, anche se ho consigliato alla sorella di ospitare Amal ed i suoi figli, ma questa possibilità è molto temuta, per le ritorsioni che il marito potrebbe attuare, così preferisce rischiare e si barrica nella camera con i suoi due figli in attesa di superare la notte di terrore che l’attende per poter nuovamente agire e avere il tempo di far intervenire qualcuno. Nel frattempo Souad Sbai chiede a Magdi Allam di dare voce alla vittima e di far sapere all’opinione pubblica la tragedia che sta accadendo, così io spiego a Magdi alcuni punti salienti della questione e lui procede della sua intervista e nell’approfondimento di quanto è accaduto a questa povera donna, che per le autorità italiane è praticamente senza identità e senza diritti, insomma Amal non esiste e suo marito può ucciderla, prima che qualcuno si accorga di lei e della sua tragedia, salvo poi battersi tardivamente il petto e coprirsi il capo di cenere e gridare ancora una volta all’islamico cattivo, lasciando dietro di sé distruzione e soprattutto timore e diffidenza verso gli islamici, che per fortuna non sono tutti dei mascalzoni come  il marocchino Moustapha Ben Har,

ma le brave persone non fanno cronaca mentre la cronaca finisce per fare la storia.

**************************

L'O.D.D.I.I.  ha anche deciso di prendere le difese di queste giovani donne, poiché il caso ha avuto ovviamente, come tutti potete immaginare enormi strascichi giudiziari, che coinvolgono, per motivi diversi le due sorelle e di questo si sta occupando egregiamente lo Studio Legale Parisotto che ne ha assunto ufficialmente le difese.

Per Amal Al Bourfai abbiamo proceduto a un suo ricovero in una struttura segreta, dalla quale inizierà un percorso di recupero totale alla vita, alla libertà e alla società, per poter crescere in perfetta armonia con le leggi e le regole italiane i suoi due figli, che sono rimasti coinvolti negli episodi di violenza e nello sradicamento accaduto per poter sfuggire a un rapimento da parte del padre, che è stato fermato mentre si accingeva a portarli in Marocco o peggio a una serie di violenze sui generi o peggio di quelle già subite. Tutto questo ovviamente corredato di tutele legali messe a disposizione dalla nostra Associazione attraverso il rappresentante nazionale nella persona fisica dell'avv. Antonia Parisotto e del suo studio legale, che si è fatta carico di recuperare i documenti di tutti gli abusi subiti in precedenza e di quanto era già stato fatto legalmente nella sede di Verona e non soltanto dal punto di vista delle pratiche in sede civile, ma da quello penale in quanto il marito è persona già pregiudicata per gli stessi reati e l'ha minacciata di morte.

Per Halima l'avv. Antonia Parisotto si sta occupando di procedere alla sua difesa in sede penale e se si verificherà la possibilità anche come parte civile per l'aggressione subita da parte della comunità della Moschea il cui imam ha denunciato i fatti riportati come calunnia, anche se esistono precedenti che fanno riferimento proprio a interpellanze parlamentari dovute al fatto riportato qua sotto, che viene contestato:

********************

Su  Verona News notizie informazioni scaligere della città, potete vedere che vengono riportate alcune delle cose cui Magdi Allam fa menzione in questo articolo, così tanto perché sia giusto verificare e perché troppi amici dell’UCOII insistono nel dire che Magdi Allam le cose se le inventa.

Il «telepredicatore» arabo espulso dagli Usa ha parlato a Verona e Padova. Con toni pacati «PREDICA IL JIHAD». ED È POLEMICA

Bufera politica per le conferenze in Veneto di Wagdy Gonheim  5 Settembre 2005 su Veronanews

 

Alla Camera, per questo infelice tour del jiad è stata realizzata un’interpellanza, la trovate pubblicata qui

e nell’Allegato B Seduta 680 del 29/9/2005 pubblicato qui

 

Adriana Bolchini Gaigher