|
In considerazione dei tempi
stretti nei quali si sta svolgendo questa tragedia familiare, chiamo
immediatamente al telefono la sorella della vittima, per sapere cosa
posso fare per aiutarle e lei mi riferisce che Amal (la sorella) è
stata per l’ennesima volta massacrata di botte dal marito che le ha
rotto persino dei denti e ha dovuto ricorrere alle cure ospedaliere.
E’ la quarta volta che
succede in maniera così violenta e che Amal finisce in ospedale, anche
se le botte in tutti gli anni del matrimonio non sono un evento
sporadico, ma sono una quotidianità, purtroppo ogni tanto superano la
soglia sconfinando in lesioni molto gravi, per cui è necessario
ricorrere alle cure ospedaliere.
Le tre volte precedenti,
con minacce, botte e ricatti sui figli, il marito Moustapha Ben Har era
riuscito, a far ritirare le denunce presentate dalla donna.
La cosa mi lascia perplessa
e mi domando come mai le autorità che hanno ricevuto le denunce non si
sono prese la briga di indagare, perché esistono meccanismi insiti
nelle legge, che in presenza di violenza familiare, possono e debbono
essere attuati, ma nel caso di Amal, nessuno sembra si sia voluto
assumere la responsabilità di intervenire.
Questa volta la sorella è
veramente spaventata perché nonostante la gravità della situazione i
carabinieri non hanno ritenuto necessario arrestarlo. Il Sindaco
interpellato risponde di non avere fondi per offrirle ospitalità in
case protette e che deve pagare lei di tasca sua l’ospitalità, per
potersi proteggere assieme ai figli dalla furia violenta del marito.
Gli assistenti sociali fanno ancora di peggio, le lasciano intendere
che se cercherà di andar via da casa, si vedranno costretti a
strapparle i figli. Solo un’associazione di volontari la sta aiutando,
ma con ciò che ha cioè una psicologa per il sostegno morale (immaginate
lo stato di prostrazione in cui può vivere una persona in queste
condizioni) e un avvocato che l’aiuterà a fare le pratiche per
separarsi dal marito.
Nelle mie tante telefonate
e consigli, nonché intervento di una persona per stimolare i
carabinieri della zona ad arrestare il delinquente, finalmente si
ottiene un fermo del marito, ma due ore dopo viene rilasciato con la
motivazione che i carabinieri non possono farci niente.
Faccio nuovamente
intervenire una persona per informarsi sull’accaduto, trovo assurdo e
disumano ciò che i carabinieri hanno fatto, ma vengo a sapere che non
dipende da loro la convalida dell’arresto, bensì dal giudice, il quale
non ha ritenuto di sottoscriverla. Eppure esistono leggi che in caso di
violenza familiare e di pericolo per l’incolumità della vittima,
soprattutto in presenza di minori, con la possibilità del rapimento
degli stessi per portarli all’estero la misura dell’arresto cautelare è
possibile, anzi è necessaria oltre che obbligatoria.
Suggerisco di rivolgersi
urgentemente all’avvocato per chiedere un immediato allontanamento del
marito dalla casa della famiglia, ma l’avvocato stranamente risponde
che è prematuro, meglio attendere un mese, poi si sarebbe visto il da
farsi.
Le
poverette si recano dai carabinieri per chiedere l’allontanamento
cautelare del marito, ma loro rispondono che dipende dal tribunale
ottenere questo intervento ed allora vanno in tribunale, ma si sentono
dire che debbono rivolgersi all’avvocato. Io suggerisco di tornare in
Tribunale a chiedere se esiste la possibilità del patrocinio di stato,
visto le condizioni economiche disagiate e l’indirizzo di un altro
avvocato, perché quello che hanno non sembra avere capito la gravità
della situazione o peggio la sta prendendo come una routine a cui
rassegnarsi.
Alla sera disperate
le donne tornano a casa, anche se ho consigliato alla sorella di
ospitare Amal ed i suoi figli, ma questa possibilità è molto temuta,
per le ritorsioni che il marito potrebbe attuare, così preferisce
rischiare e si barrica nella camera con i suoi due figli in attesa di
superare la notte di terrore che l’attende per poter nuovamente agire e
avere il tempo di far intervenire qualcuno. Nel frattempo Souad Sbai
chiede a Magdi Allam di dare voce alla vittima e di far sapere
all’opinione pubblica la tragedia che sta accadendo, così io spiego a
Magdi alcuni punti salienti della questione e lui procede della sua
intervista e nell’approfondimento di quanto è accaduto a questa povera
donna, che per le autorità italiane è praticamente senza identità e
senza diritti, insomma Amal non esiste e suo marito può ucciderla,
prima che qualcuno si accorga di lei e della sua tragedia, salvo poi
battersi tardivamente il petto e coprirsi il capo di cenere e gridare
ancora una volta all’islamico cattivo, lasciando dietro di sé
distruzione e soprattutto timore e diffidenza verso gli islamici, che
per fortuna non sono tutti dei mascalzoni come il marocchino Moustapha
Ben Har,
ma le brave
persone non fanno cronaca mentre la cronaca finisce per fare la storia.
**************************
L'O.D.D.I.I.
ha anche deciso di prendere le difese di queste giovani donne, poiché
il caso ha avuto ovviamente, come tutti potete immaginare enormi
strascichi giudiziari, che coinvolgono, per motivi diversi le due
sorelle e di questo si sta occupando egregiamente lo
Studio Legale Parisotto
che ne ha assunto ufficialmente le
difese.
Per Amal Al
Bourfai abbiamo proceduto a un suo ricovero in una struttura
segreta, dalla quale inizierà un percorso di recupero totale alla vita,
alla libertà e alla società, per poter crescere in perfetta armonia con
le leggi e le regole italiane i suoi due figli, che sono rimasti
coinvolti negli episodi di violenza e nello sradicamento accaduto per
poter sfuggire a un rapimento da parte del padre, che è stato fermato
mentre si accingeva a portarli in Marocco o peggio a una serie di
violenze sui generi o peggio di quelle già subite. Tutto questo
ovviamente corredato di tutele legali messe a disposizione dalla nostra
Associazione attraverso il rappresentante nazionale nella persona
fisica dell'avv. Antonia Parisotto e del suo studio legale, che
si è fatta carico di recuperare i documenti di tutti gli abusi subiti
in precedenza e di quanto era già stato fatto legalmente nella sede di
Verona e non soltanto dal punto di vista delle pratiche in sede civile,
ma da quello penale in quanto il marito è persona già pregiudicata per
gli stessi reati e l'ha minacciata di morte.
Per Halima
l'avv. Antonia Parisotto si sta occupando di procedere alla sua difesa
in sede penale e se si verificherà la possibilità anche come parte
civile per l'aggressione subita da parte della comunità della Moschea
il cui imam ha denunciato i fatti riportati come calunnia, anche se
esistono precedenti che fanno riferimento proprio a interpellanze
parlamentari dovute al fatto riportato qua sotto, che viene contestato:
********************
Su Verona News notizie informazioni
scaligere della città, potete vedere che vengono riportate alcune
delle cose cui Magdi Allam fa menzione
in questo articolo, così tanto perché sia giusto verificare e
perché troppi amici dell’UCOII insistono nel dire che Magdi Allam le
cose se le inventa.
Il «telepredicatore» arabo espulso
dagli Usa ha parlato a Verona e Padova. Con toni pacati «PREDICA IL
JIHAD». ED È POLEMICA
Bufera politica per le conferenze in
Veneto di Wagdy Gonheim 5 Settembre 2005 su
Veronanews
Alla Camera, per questo
infelice tour del jiad è stata realizzata un’interpellanza, la
trovate
pubblicata qui
e
nell’Allegato B Seduta 680
del 29/9/2005 pubblicato
qui
Adriana
Bolchini Gaigher
|