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OSSERVATORIO DEL DIRITTO ITALIANO E INTERNAZIONALE

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BUONISMO E GIUSTIZIA ALL'ITALIANA

21 Gennaio 2007

 

 

E’ questo che le autorità italiane intendono quando vogliono liberalizzare l’immigrazione clandestina? Abbandonare la gente al suo destino fa parte della libertà? Anche questo non è un modo per violare il diritto?

L’episodio che vi racconteremo in questo articolo, vi dimostrerà che le autorità italiane, ancora una volta procedono su due binari di marcia.  Mentre dai loro scranni nelle stanze del potere e per le strade d’Italia trascinano un popolo che si fa paladino del buonismo e del permissivismo, alla prova dei fatti si accaniscono contro i più deboli, quelli che la gente come Caruso e la Giuliani vorrebbero vedere liberi per le nostre strade, senza un minimo controllo sulle loro condizioni sociali di persone per bene o per male, senza controlli sulla loro salute e sulla destinazione nella quale andranno a sbattere, se nessuno si farà veramente carico di guidare l’immigrazione clandestina e non clandestina, offrendo regole certe, ma anche tutele e non lassismo e mancanza di tutela, come accaduto in questo caso, la giustizia sociale rimarrà un termine vuoto sbandierato solo a scopi politici.

 

(nella fotografia l'avv. Antonia Parisotto - legale della famiglia)

E’ una donna modesta e un po’ intimidita quella che mi trovo davanti in questo momento e che mi sta raccontando la sua “disavventura” anche perché ha molta difficoltà ad esprimersi in italiano e il dispiacere le crea un affanno piuttosto comprensibile.

Panseluta Buzatu, rumena d’origine immigrata in Italia alcuni anni, fa per raggiungere il marito Viorel Buzatu che risiede a Crema, ha portato con sé la figlia Florina - che ora ha 12 anni e non ha mai frequentato una scuola -  ma che ha vissuto stabilmente nella casa famigliare con il padre e la madre ove sono nati altri due figli. 

La famiglia è “relativamente in regola” in quanto Viorel Buzatu ha tutta la documentazione che lo riguarda, come permesso di soggiorno, lavoro e contratto d’affitto, mentre la moglie e i figli non sono ancora stati regolarizzati.

 

L’11 agosto del 2006 Florina,  (la figlia) di sua iniziativa, si allontana da casa per andare a trovare gli zii di Milano, ma a metà percorso si perde e così chiama telefonicamente la madre, per raccontarle il suo problema, cercando di spiegarle bene dove si trova. La madre ovviamente le raccomanda di restare in quel posto così lei col marito possono immediatamente raggiungerla e portarla a casa al sicuro.

Ma, da quel momento, per la famiglia Buzatu, inizia un vero inferno, poiché giunti sul posto di Florina non esiste la minima traccia.

Solo dopo alcuni giorni i genitori vengono a sapere dai carabinieri, che la loro bambina "scomparsa”,  in realtà era stata affidata alle autorità.

La motivazione data alla famiglia, che non era stata avvertita in tempo, nonostante avessero immediatamente denunciato il fatto alle autorità, era che risultava avessero abusato della figlia, in quanto avviata all’accattonaggio.

 

A questo punto la famiglia si è rivolta ad un avvocato per poter dimostrare la loro innocenza rispetto a queste dichiarazioni e riabbracciare la figlia. Nel frattempo sono trascorsi moltissimi mesi ed anche se nella procedura avviata dalle autorità si sono verificati piccoli errori, ancora non è stato permesso alla bambina di incontrare i genitori, anche con un incontro protetto, e soltanto, su insistenza e diffida da parte dell’avvocato, ieri hanno finalmente potuto al telefono in viva voce e con la presenza degli assistenti sociali con la figlia, per soli 2 minuti rotti dal pianto conseguente alla profonda emozione che ha pervaso tutta la famiglia al completo. 

 

Vista la complessità della situazione, che appare doppiamente complicata in quanto esistono più referentia cui rivolgersi, per fare chiarezza, abbiamo incontrato anche l'avv. Antonia Parisotto, che ha assunto la tutela della famiglia Buzatu e che ci ha accolto nel suo studio legale di cesano Boscone (Milano), alla quale abbiamo chiesto specifiche sulle modalità tecnico-legali e su cosa ha dovuto e potuto affrontare per risolvere il caso.

 

d. – quali sono le azioni legali che lei ha condotto fino ad oggi?

r. – intanto è stato aperto un procedimento per togliere la potestà ai genitori, alla quale ci siamo opposti con memorie articolate, affinché vengano respinte le motivazioni proposte, in quanto non corrispondono alla realtà e per questo motivo abbiamo offerto precisi ambiti di verifica agli inquirenti.

d. – come è possibile che le autorità sostengano che la bambina accattonava?

r. – sono stati redatti dei verbali dai responsabili della comunità nella quale la bambina è stata accolta e sono stati prodotti come fonte di prova a carico dei genitori, ma dato che queste non sono dichiarazioni corrispondenti al vero, non possono nemmeno provenire dalla bimba e per questi motivi, che sono gravissimi, ci siamo opposti con forza.

d. – ma se fatica a parlare l’italiano, come è possibile che siano così sicuri di questa dichiarazione?

r. – appunto, è la stessa cosa che ci chiediamo noi, per questo vogliamo fare chiarezza, inoltre vorrei aggiungere che la famiglia può produrre a testimonianza i vicini di casa italiani, che vivendo nell’ambito ristretto di una piccola comunità paesana, conoscono e condividono la quotidianità di questa famiglia e sono certamente persone che possono deporre sulla questione.

d. – i vicini sono stati interrogati o sono stati consultati da qualcuno?

r. - assolutamente no, non mi risulta che siano state espletate questo tipo di indagini, che sono fondamentali in una vertenza.

d. – ma almeno lei è riuscita ad avvicinare la minore?

r. – non ho mai potuto farlo.

d. – come mai non ha potuto parlarci?

r. – perché nonostante le mie continue insistenze, gli assistenti sociali non hanno mai dato corso alla mia richiesta.

d. – ma qualche giudice ha emesso un’ordinanza per permettere almeno un incontro famigliare?

r. – il giudice di Brescia ha emesso un provvedimento temporaneo, nel quale dispone che, finché non vengono effettuate le opportune verifiche, la bambina resta in comunità, ma nel frattempo debbono essere regolamentati gli incontri fra i genitori e la bambina. 

d. – cosa sono disposti a fare i genitori per avvicinare la figlia?

r. – i genitori sono disposti ad ogni sacrificio, ma non dipende dalla loro volontà il poterla avvicinare… sapesse quante volte l’hanno chiesto….

d. – scusi la mia ignoranza in materia legale, ma in tutto quanto accaduto, non si ravvisa un reato di persecuzione o quantomeno di sequestro di persona?

r. – andiamo cauti perché la legge deve fare il suo corso, però si può ipotizzare l’omissione di atti d’ufficio.

d. – lei pensa che potrà riuscire a ricongiungere finalmente questa famiglia?

r. – è chiaro che io lo spero, voglio credere a questi genitori e mi batterò perché finalmente questo legittimo desiderio venga a trovare una risposta equa ed insieme a questo sto battendomi anche perché non vengano calpestati i diritti della minore, che resta l’interesse primario di tutta la situazione.

 

Con questa speranza, anche noi chiudiamo il nostro intervento e ringraziamo l’avvocato che ci ha permesso di approfondire meglio questo caso umano, che purtroppo dimostra ancora una volta che le buone intenzioni, se sincere, debbono essere seguite nei fatti e questa famiglia di immigrati è stata abbandonata al proprio destino e si è dovuta rivolgere a quei cattivoni nordisti che vengono incredibilmente tacciati di razzismo perché hanno la lungimiranza di comprendere che il buonismo portato avanti senza un vero progetto sociale è un danno gravissimo, una ferita profonda inferta alla società italiana, costituita da italiani e immigrati e non quello che invece dovrebbe essere: UN VALORE AGGIUNTO A UNA SOCIETA’ LIBERALE NEI FATTI.

 

Chi desidera approfondire la situazione può rivolgersi allo Studio Legale Parisotto

Via M. Monegherio, 6 - Cesano Boscone (Mi)  avv.antoniaparisotto@virgilio.it 

 

Adriana Bolchini Gaigher