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E’ una donna modesta e un po’ intimidita
quella che mi trovo davanti in questo momento e che mi sta raccontando
la sua “disavventura” anche perché ha molta difficoltà ad
esprimersi in italiano e il dispiacere le crea un affanno piuttosto
comprensibile.
Panseluta
Buzatu, rumena d’origine immigrata in Italia alcuni anni, fa per
raggiungere il marito Viorel Buzatu che risiede a Crema, ha portato con
sé la figlia Florina - che ora ha 12 anni e non ha mai frequentato
una scuola - ma che ha vissuto stabilmente nella casa famigliare
con il padre e la madre ove sono nati altri due figli.
La famiglia è “relativamente in regola”
in quanto Viorel Buzatu ha tutta la documentazione che lo riguarda,
come permesso di soggiorno, lavoro e contratto d’affitto, mentre la
moglie e i figli non sono ancora stati regolarizzati.
L’11 agosto del 2006 Florina, (la
figlia) di sua iniziativa, si allontana da casa per andare a trovare
gli zii di Milano, ma a metà percorso si perde e così chiama
telefonicamente la madre, per raccontarle il suo problema, cercando di
spiegarle bene dove si trova. La madre ovviamente le raccomanda di
restare in quel posto così lei col marito possono immediatamente
raggiungerla e portarla a casa al sicuro.
Ma, da quel momento, per la famiglia
Buzatu, inizia un vero inferno, poiché giunti sul posto di Florina non
esiste la minima traccia.
Solo dopo alcuni giorni i genitori vengono
a sapere dai carabinieri, che la loro bambina "scomparsa”, in
realtà era stata affidata alle autorità.
La motivazione data alla famiglia, che non
era stata avvertita in tempo, nonostante avessero immediatamente
denunciato il fatto alle autorità, era che risultava avessero abusato
della figlia, in quanto avviata all’accattonaggio.
A questo punto la famiglia
si è rivolta ad un avvocato per poter dimostrare la loro innocenza
rispetto a queste dichiarazioni e riabbracciare la figlia. Nel
frattempo sono trascorsi moltissimi mesi ed anche se nella procedura
avviata dalle autorità si sono verificati piccoli errori, ancora non è
stato permesso alla bambina di incontrare i genitori, anche con un
incontro protetto, e soltanto, su insistenza e diffida da parte
dell’avvocato, ieri hanno finalmente potuto al telefono in viva voce e
con la presenza degli assistenti sociali con la figlia, per soli 2
minuti rotti dal pianto conseguente alla profonda emozione che ha
pervaso tutta la famiglia al completo.
Vista la complessità della
situazione, che appare doppiamente complicata in quanto esistono più
referentia cui rivolgersi, per fare chiarezza, abbiamo incontrato anche
l'avv. Antonia Parisotto, che ha assunto la tutela della famiglia
Buzatu e che ci ha accolto nel suo studio legale di cesano Boscone
(Milano), alla quale abbiamo chiesto specifiche sulle modalità
tecnico-legali e su cosa ha dovuto e potuto affrontare per risolvere il
caso.
d. – quali sono le
azioni legali che lei ha condotto fino ad oggi?
r. – intanto è stato
aperto un procedimento per togliere la potestà ai genitori, alla quale
ci siamo opposti con memorie articolate, affinché vengano respinte le
motivazioni proposte, in quanto non corrispondono alla realtà e per
questo motivo abbiamo offerto precisi ambiti di verifica agli
inquirenti.
d. – come è
possibile che le autorità sostengano che la bambina accattonava?
r. – sono stati
redatti dei verbali dai responsabili della comunità nella quale la
bambina è stata accolta e sono stati prodotti come fonte di prova a
carico dei genitori, ma dato che queste non sono dichiarazioni
corrispondenti al vero, non possono nemmeno provenire dalla bimba e per
questi motivi, che sono gravissimi, ci siamo opposti con forza.
d. – ma se fatica a
parlare l’italiano, come è possibile che siano così sicuri di questa
dichiarazione?
r. – appunto, è la
stessa cosa che ci chiediamo noi, per questo vogliamo fare chiarezza,
inoltre vorrei aggiungere che la famiglia può produrre a testimonianza
i vicini di casa italiani, che vivendo nell’ambito ristretto di una
piccola comunità paesana, conoscono e condividono la quotidianità di
questa famiglia e sono certamente persone che possono deporre sulla
questione.
d. – i vicini sono
stati interrogati o sono stati consultati da qualcuno?
r. - assolutamente
no, non mi risulta che siano state espletate questo tipo di indagini,
che sono fondamentali in una vertenza.
d. – ma almeno lei è
riuscita ad avvicinare la minore?
r. – non ho mai
potuto farlo.
d. – come mai non ha
potuto parlarci?
r. – perché
nonostante le mie continue insistenze, gli assistenti sociali non hanno
mai dato corso alla mia richiesta.
d. – ma qualche
giudice ha emesso un’ordinanza per permettere almeno un incontro
famigliare?
r. – il giudice di
Brescia ha emesso un provvedimento temporaneo, nel quale dispone che,
finché non vengono effettuate le opportune verifiche, la bambina resta
in comunità, ma nel frattempo debbono essere regolamentati gli incontri
fra i genitori e la bambina.
d. – cosa sono
disposti a fare i genitori per avvicinare la figlia?
r. – i genitori sono
disposti ad ogni sacrificio, ma non dipende dalla loro volontà il
poterla avvicinare… sapesse quante volte l’hanno chiesto….
d. – scusi la mia
ignoranza in materia legale, ma in tutto quanto accaduto, non si
ravvisa un reato di persecuzione o quantomeno di sequestro di persona?
r. – andiamo cauti
perché la legge deve fare il suo corso, però si può ipotizzare
l’omissione di atti d’ufficio.
d. – lei pensa che
potrà riuscire a ricongiungere finalmente questa famiglia?
r. – è chiaro che io lo
spero, voglio credere a questi genitori e mi batterò perché finalmente
questo legittimo desiderio venga a trovare una risposta equa ed insieme
a questo sto battendomi anche perché non vengano calpestati i diritti
della minore, che resta l’interesse primario di tutta la situazione.
Con questa speranza,
anche noi chiudiamo il nostro intervento e ringraziamo l’avvocato che
ci ha permesso di approfondire meglio questo caso umano, che purtroppo
dimostra ancora una volta che le buone intenzioni, se sincere, debbono
essere seguite nei fatti e questa famiglia di immigrati è stata
abbandonata al proprio destino e si è dovuta rivolgere a quei cattivoni
nordisti che vengono incredibilmente tacciati di razzismo perché hanno
la lungimiranza di comprendere che il buonismo portato avanti senza un
vero progetto sociale è un danno
gravissimo, una ferita profonda
inferta alla società italiana, costituita da italiani e immigrati e non
quello che invece dovrebbe essere: UN VALORE AGGIUNTO A UNA
SOCIETA’ LIBERALE NEI FATTI.
Chi desidera
approfondire la situazione può rivolgersi allo
Studio Legale Parisotto
Via M. Monegherio, 6 -
Cesano Boscone (Mi)
avv.antoniaparisotto@virgilio.it
Adriana
Bolchini Gaigher
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