|
|
||||||||
|
|
||||||||
|
|
|
LO SAPEVATE CHE IN ITALIA NON C’E’ LIBERTA’ DI PAROLA? |
25 dicembre 2006 |
|
|
|
|
BLOGGER ALLA SBARRA Portiamo alla vostra conoscenza un fatto scandaloso, che riguarda il caso di un blogger che è stato denunciato per aver semplicemente scritto quella che rappresenta una tragica realtà di certa politica e politicanti italiani. Ebbene in Italia i valori si sono capovolti infatti c’è chi dedica vie ad Arafat, chi una sala al Senato a un teppista che aveva aggredito dei poliziotti, ma è morto lui, chi brucia le bandiere italiane, americane, israeliane, chi inneggia ai terroristi e li chiama “resistenti” chi urla 10 100 1000 Nassirja e si augura di vedere bandiere italiane sulle bare dei soldati italiani caduti per opera di quei “bravi ragazzi resistenti”, chi aggredisce e picchia il padre di un militare morto nell’adempimento del proprio dovere, chi aggredisce e impedisce a uno scampato ai laogai cinesi di presentare il suo libro colpendolo con mazze da golf e chiamandolo fascista, chi raccoglie fondi per sostenere la “resistenza” di gentaglia come i terroristi iracheni, chi mette a ferro e fuoco le città italiane, chi approfitta dei disordini per assalire le vetrine delle banche e distruggerle o quelle di Mac Donald spaventando a morte chi si trovava seduto a mangiare e brucia le automobili dei cittadini comuni che non potranno più comprarsene un’altra, e già che sono di passaggio incendiare la sede di Alleanza Nazionale (che intanto si sa sono fascisti…) ma anche chi distrugge le agenzie interinali e chi li chiama bravi ragazzi e va a sfilare davanti a San Vittore, pretendendo che vengano liberati, anche se hanno commesso reati gravissimi, mettendo in serio pericolo la vita dei cittadini. Poi c’è chi come molti blogger, si limita a riferire tutto questo e di questo ovviamente si schifa. ebbene ci credereste che è ritenuto da qualcuno un reato peggiore di quelli che invece li hanno commessi veramente quei malaugurati episodi riportati sopra? E vista la grave offesa che l’onorabilità di questi signori è stata fatta oggetto, si scatena la caccia al blogger che dovrà essere possibilmente condannato alla pena capitale, perché serva di lezione agli altri e che tutti tacciano per sempre. EIA EIA ALA LA’ a pugno alzato ovviamente!!! Adriana Bolchini Gaigher
16 Dicembre 2006 Blogger alla sbarra di LUCA P. Cosa direste se un giovane blogger venisse denunciato da sette signori – uno dei quali siede su una comoda poltrona da qualche parte a Roma e uno ci si sedeva fino allo scorso aprile – e posto sotto processo per diffamazione aggravata per aver riportato in un post del 2004, sotto la dicitura [i]“la lista di chi vuole salvare il terrorismo palestinese”,[/i] i nomi dei firmatari di un appello (un appello nel quale Sharon era dipinto come un assassino e un cinico architetto della guerra santa, e nel quale Ahmed Yassin, il defunto fondatore e leader di Hamas nonché mente di numerosi attentati terroristici, era dipinto come una garanzia di pace – la cui eliminazione avrebbe gettato “un’ombra cupa sul futuro” sulla regione) che si proponeva di “salvare Arafat”(l’ex leader dell’ANP che rifiutò uno Stato per i palestinesi, che non mancò di esaltare l’opera degli sahid – i kamikaze –, che propagandò attraverso tv, giornali, libri di testo adottati nelle scuole per i bambini palestinesi l’odio verso Israele e l’esaltazione del jihad) e quindi, secondo una legittima – o, almeno, si spera che lo sia ancora – interpretazione, di salvare un importante tassello del terrorismo palestinese? E cosa direste se in quella denuncia si contestassero, tra le altre cose, anche le valutazioni politiche di questo giovane blogger, come ad esempio che vi sono delle formazioni politiche e delle persone che mantengono rapporti con dittatori vari, che sono disposte a fare gli auguri a dei tiranni, ma per nulla disposte a spendere due righe per denunciare la situazione degli omosessuali nei paesi in cui sono davvero discriminati o delle vittime degli attentati o dei popoli oppressi come quello coreano, cubano o iraniano; o che vi sia chi, facendosi scudo della retorica pacifista, si dimostra ideologicamente più vicino a chi “reagisce all’imperialismo” che alle vittime di queste “reazioni”? E cosa direste se per arrivare all’identificazione di questo giovane blogger un organo dello Stato decidesse di ricorrere a numerose e, si dice, costose intercettazioni sulle sue connessioni ad internet, nonostante egli avesse indicato a chiare lettere il proprio nome e cognome in testa al proprio blog, nonostante i suoi dati fossero già stati forniti dalla piattaforma su cui il blog è ospitato e nonostante non si fosse mai sognato di disconoscere la paternità dello scritto? Direste che non è possibile? Che tutto questo è esagerato? Che è una “reazione sproporzionata”? Anche io.
22 Dicembre 2006 - Blogger alla sbarra/2 Il post “Blogger alla sbarra” ha avuto numerosi commenti di solidarietà da parte di molti bloggers che ringrazio di cuore. Un grazie di cuore anche a chi ha dedicato spazio sul proprio blog a questa storia paradossale – dando vita ad uno splendido passaparola bloggereccio che ha contribuito a dare visibilità al post – come l’amico Enrico, Emile, Fort, Cherry, Pietro, Krillix, Luca, Liberty Soldier, il Mascellaro, Maedhros, O.D.D.I.I., Lisistrata online, Shockvillage (se altri ne hanno parlato me lo segnalino).
Qualcuno chiedeva comprensibilmente di sapere di più al riguardo, allora cominciamo col dire che questa storia paradossale è iniziata più di un anno fa quando un giovane blogger poco più che ventenne venne svegliato dal brusco suono del citofono, dove una voce gli chiese di presentarsi dai carabinieri quel pomeriggio. Ad aspettarlo c’era una denuncia per diffamazione dovuta alla pubblicazione di un post. Un post risalente a 18 mesi prima, all’aprile del 2004. Vi lascio immaginare cosa può significare per uno studente di ventanni, che non aveva mai avuto problemi con la legge, essere denunciato e poi messo in attesa di essere giudicato da un tribunale a qualche centinaio di chilometri da casa sua, con l’accusa di aver commesso un illecito penale. Fortunatamente questo giovane blogger aveva – ed ha – un amico avvocato che si è preso la briga di rassicurarlo, di rassicurare la sua famiglia e di prendere contatti con un altro gentilissimo avvocato – che non si è certo risparmiato in quanto a rassicurazioni, disponibilità e dimostrazioni di amicizia – nella città dove si sarebbe tenuto il processo.
Per capire chi sono le persone che hanno presentato la denuncia ci conviene usare un po’ di immaginazione. Immaginiamo che in Italia esista una formazione politica fortemente legata ad un’ideologia totalitaria del ‘900, immaginiamo che questa formazione sia solidale con numerose organizzazioni terroristiche come Hezbollah – immaginiamo anche che il suo segretario abbia incontrato il suo leader Hassan Nasrallah – e Hamas; immaginiamo che sia solidale con dittatori del calibro di Fidel Castro (auguri!) o con personaggi come Hugo Chàvez, il miglior amico del presidente negazionista iraniano Ahmadinejad. Immaginiamo poi che questa formazione politica manifesti fianco a fianco con chi esalta la strage terroristica di Nassiriya – “10, 100, 1000 Nassiriya!” –, con chi grida che “l'unico tricolore da guardare è quello disteso sulle vostre bare”, con chi ci informa che “Gaza, Beirut, Bagdad. La resistenza vincerà”, con chi brucia bandiere di Israele e con chi dà fuoco ai manichini di soldati italiani, americani e israeliani.
Immaginiamo che questa formazione politica sia presente in un parlamento e abbia, com’è ovvio, un capogruppo. Tale capogruppo sarebbe anche il legale rappresentante di una società editrice che si occupa di pubblicare la rivista di partito, un settimanale di politica e cultura. Immaginiamo ora che l’appello che il giovane blogger aveva giudicato come di sostegno al terrorismo palestinese (per chi non avesse voglia di rileggersi il post “Blogger alla sbarra” il succo dell’appello era più o meno questo: Ahmed Yassin – fondatore di Hamas e organizzatore di attentati terroristici contro civili israeliani – uguale garanzia di pace; Ariel Sharon uguale cinico architetto della distruzione della pace; il martire da salvare Yasser Arafat – l’ex dittatore dell’Anp tra le altre cose fomentatore del terrorismo suicida – uguale eroe della pace e di stabilità per il medioriente e per il mondo) fosse pubblicato dalla rivista di quel partito politico. Immaginiamo infine che il signor legale-rappresentante-della-società-editrice più l’intera redazione della rivista promotrice dell’appello presentino, 14 mesi dopo la pubblicazione del post, una denuncia per diffamazione nei confronti di quel blogger.
Torniamo così a quel giovane ragazzo che una mattina di più di un anno fa è stato svegliato dal brusco suono del citofono, che ha preso atto di essere stato denunciato per un fatto che neanche ricordava, che è stato sottoposto a delle intercettazioni sulle proprie connessioni ad internet – del tutto inutili, oltre che costose – e che ora è in attesa del un giudizio di un uomo, un giudice imparziale e terzo che valuti l’intera vicenda e la libera espressione del pensiero o con la censura della sanzione penale o con il fatto non costituisce reato dando un valore formale e sostanziale alla carta costituzionale di questa repubblica. Una sentenza, insomma, che gli faccia capire se per le leggi di questo paese esprimere un giudizio politico possa essere considerato un fatto criminale oppure no. [continua].
|
|
||
|
|
|
|||